Dionigi: A sara düra!

Hobo, terzo giorno di occupazione della ex facoltà di Agraria in Via Filippo Re. Dopo lunghi anni di abbandono, questo spazio – finalmente restituito a studenti e precari – riprende vita: è tornata la luce, l’acqua ha ripreso a scorrere, i luoghi dell’università sono finalmente riempiti di iniziative di autoformazione, di dibattiti e assemblee, di socialità e inchiesta. Sono i “miracoli” della libera cooperazione, quella che quotidianamente pratichiamo.
Qual è stata la risposta dell’Alma Mater? Imbarazzata e rituale, affidata a una nota dai toni noiosi e chiaramente prestampata, di quelle che si tirano fuori dal cassetto non appena studenti e precari si riprendono ciò che loro spetta. “Quei locali sono pericolosi”, affermano con il paternalistico “buon senso” di chi nei dieci anni trascorsi non si è preoccupato di abbandonare al degrado questi enormi spazi, né tanto meno dei possibili rischi di cui oggi si parla. Ma la verità è che questi locali sono, grazie alla nostra occupazione, molto più sicuri di quanto lo siano stati in passato. “E allora se è così, noi tiriamo fuori dal cilindro il progetto: un asilo aziendale!”. Di quale azienda stanno parlando? Forse di un’azienda con cui coltivare, in mezzo alle serre, qualche buon affare di scambio. O magari si riferiscono alla stessa azienda universitaria, a dimostrazione che il pubblico è ormai da tempo privatizzato e che non c’è qui più davvero nulla da difendere.
Ma poi c’è un’altra verità, da tenere occultata e se possibile da seppellire sotto le macerie dell’università. Ce l’hanno riferita i rappresentanti dell’ufficio tecnico dell’Alma Mater, le uniche figure istituzionali con cui abbiamo finora avuto modo di interloquire. “Queste serre sono abusive, ecco il problema principale”. Come, può ripetere? “Certo, cosa c’è da stupirsi? Lo fanno tutti, l’università e gli enti pubblici sono proprietari di tante strutture abusive. In questo caso è ancora più complicato, sono state costruite a ridosso delle mura della città, c’è di mezzo anche la soprintendenza”. E quindi? “Quindi vi devono cacciare per buttare giù tutto e coprire il problema”.
C’è poco da aggiungere, se non avvertire che Hobo non si tocca. Allora, noi siamo qui oggi per affermare che sono le macerie universitarie da voi create a essere pericolose, è questo governo feudale a essere abusivo. E al rettore Ivano Dionigi che è ansioso di smaltire le sue magagne e coltivare i suoi affari chiediamo: manderà la polizia dentro l’università per sgomberare ancora una volta studenti e precari? Terrà per settimane e mesi gli uomini in divisa a presidiare i lavori di un cantiere che ha come obiettivo produrre nuove macerie? É pronto ad assumersi le responsabilità di tutto quello che può succedere? A lui la riposta. Noi la nostra l’abbiamo già data: scegliendo la vita, praticando la libertà, difendendo Hobo.

[21 febbraio]