HOBO Unchained: la vendetta del sapere vivo

HOBO è qui, lo è sempre stato.
Lo avevamo detto dopo lo sgombero di fine febbraio: ci riprenderemo lo spazio. E noi la parola data la rispettiamo. Come quando abbiamo detto che, insieme a lavoratori, precari e studenti, avremmo bloccato l’Ikea lo scorso dicembre, e poi l’interporto e la Coop di Anzola allo sciopero della logistica il 22 marzo. Fatto. O quando insieme a tante e tanti abbiamo comunicato che Dionigi, Nicoletti e la loro corte dei miracoli non avrebbero parlato al 36 perché non hanno nessuna legittimità. Fatto. E poi avremmo bloccato il Cda. Fatto.
E siamo appena all’inizio.

Oggi ritorniamo nel campus di Via Filippo Re, lostesso che “lasciammo” occupato da polizia e carabinieri. Con la violenza diuna legge illegittima, ci hanno infatti strappato dalle serre dell’ex facoltà di Agraria. Spazi cheper dieci giorni erano tornati a vivere di incontri, dibattiti, assemblee einiziative, di saperi e di autoformazione. Di cooperazione e di autonomia. Oggi quelli spazi sono restituiti al consueto abbandono e degrado, come era stato per oltre dieci anni. Del resto abbandono e degrado sono la triste fotografia diquest’università: i suoi padroni ne hanno bisogno per poter conservare e riprodurre unpotere in crisi.

Ora rieccoci qui, perché non siamo mai andati via.
Siamo qui contro l’amministrazione universitaria, complice dei tagli, sostenitrice della riforma Gelmini, sperimentatrice del modello Marchionne contro i precari. Siamo qui contro rettore e pro-rettore, sceriffo e vice-sceriffo, responsabili – tra sgomberi e sigilli – di aver installato una scuola di polizia tra le macerie della conoscenza.

Siamo qui per affermare che un’altra università vive non nei nostrisogni, ma nella materialità delle lotte e di quello che quotidianamentecostruiamo.

Siamo qui per dire che HOBO non è solo uno spazio aperto, è molto di più: è uno spazio costituente che nasce dentro i conflitti,si nutre della cooperazione del sapere vivo, produce comune.

Anche questo ve lo avevamodetto: non ci prenderete mai.
Arrendetevi.

[9 aprile 2013]