Siamo complici dell’Ex-Cuem, insieme nella stessa lotta.

Ieri è stata sgomberata l’Ex-Cuem, libreria liberata dentro l’Università Statale di Milano, uno spazio di cultura, aggregazione ed agibilità politica che evade i tentativi di controllo istituzionali e inventa nuove esistenze dentro contro e oltre il capitalismo e l’università della crisi.

Poco tempo fa, si era festeggiato insieme il primo compleanno dell’Ex-Cuem con una bella assemblea – tra le molte iniziative – cui avevano partecipato moltissime realtà universitarie occupate ed autogestite, da Palermo a Torino passando per Roma, Napoli, Bologna e molte altre.

Quella libreria liberata è stata ora trasformata nell’ennesimo cantiere delle loro inutili opere, lo spazio è stato devastato e ridotto alle ormai consuete macerie che caratterizzano le università italiane, tutti i materiali – tra cui moltissimi libri – sono stati imballati in scatoloni quindi banditi dalla circolazione in Statale, le entrate sono sbarrate e presidiate da polizia, carabinieri e digos, sempre prodighi nella difesa di chi comanda dall’alto senza legittimità dal basso. Un triste e cupo scenario che molto ci ricorda quelli che viviamo ormai quotidianamente qui a Bologna, in particolare durante questo 2013 di reiterati sgomberi epolizia in università. D’altronde, lo sceriffo Dionigi e quello di Milano sicuramente avranno in ballo qualche interesse in comune…

I tetri responsabili di queste violenze generalizzate e diffuse contro esperienze non conformi quali l’Ex-Cuem, per giustificarsi delle loro efferatezze a sostegno dello sfruttamento e del privilegio fatti sistema, con ipocrisia dichiareranno che ci sarà un qualche progetto – un“loro” progetto, deciso in C.d.A. con qualche azienda cui subappaltare l’attività e socializzare il profitto tra sfruttatori. Naturalmente, questi padroncini-funzionari nemmeno si degnano di considerare la gioiosa e produttiva esistenza di uno spazio autogestito, oltre il guadagno privatistico e gli eurini che loro invece sono soliti mettersi in tasca. Nella loro concezione, gli spazi devono essere tutti luoghi di accumulazione di profitto, altrimenti macerie. Non altro. Questi signorotti decadenti non arrivano a comprendere un’altra logica, dove economia ed economia dei saperi voglia dire cooperazione e libero accesso, anziché competizione e meritocrazia. Condivisione contro privatizzazione.

Ma i saperi sono ribelli e sempre in fuga dal comando, in lotta contro l’oppressione. Le compagne ed i compagni già stanno reagendo organizzandosi nei corridoi e negli atri dell’università. Resistenza nomade e lotta contro il sistema dell’università-azienda, dello Stato neoliberale e della Troika, che impartiscono diffusamente normalizzazione e repressione, attivando dispositivi differenziati di controllo, a tutte le esperienze di occupazione ed autogestione sui territori, nelle metropoli e nelle università.
Pretendono vietare forme di vita evidentemente incompatibili con la messa a valore da parte del mercato, che si insinuano nelle contraddizioni del sistema, amplificandole fino a creare momenti di vera rottura da dove proliferano linee di fuga verso altre socialità, altri modi di stare insieme.

Dopo ogni sgombero, con sempre maggiore convinzione e determinazione, ci troverete tutt* e ovunque – uniti nelle nostre differenze – a lottare contro la vostra repressione e per la liberazione e la cura collettiva degli spazi che vogliamo abitare oltre il capitalismo.

Siamo in movimento e ci riprenderemo tutto…

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ps
Il comunicato è stato scritto prima delle cariche della celere nel pomeriggio.
4 compagn* sono stati feriti e soccorsi in ospedale, riportando fratture e teste rotte.
Che aggiungere se non rabbia disprezzo e sdegno verso quello che è ormai l’ordinario e trasversale modello di governance universitaria: scudi e manganelli.
Ma sappiatelo, dopo ogni sopruso…ci ritroverete più forti di prima!

[6 maggio 2013]