Una breve analisi de’ “Assemblea (In)Finita, una rappresentazione errorista”

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[…]dalla pubblicazione che raccoglie l’esperienza del Collettivo Etcetera all’interno del progetto C.R.I.S.I., che, suddiviso in quattro capitoli, ha visto partecipare diverse realtà, di movimento e undergruond, del panorama Emiliano.

Quanto segue è un’analisi sulla performance tenutasi il 27 Giugno in Piazza Verdi, un progetto del @Grupo Etcetera e @HoboBologna Occupato, con la partecipazione dell’Associazione Oltre e Laboratorio Sociale AfroBeat.

ASSEMBLEA (IN)FINITA una rappresentazione errorista

Il chiarimento dei significanti e dei significati di un atto definibile come performativo, deve –imprescindibilmente- tenere conto della complessità e del pluralismo dei dati, sociali e politici, costituenti. Dobbiamo cioè proiettare il nostro sguardo verso quel rapporto indissolubile che s’instaura tra un un’intuizione e la sua attuazione pratica. In questo senso la performance, fin dal titolo, “Assemblea (In)Finita, una rappresentazione errorista”, in tutta la sua ricercata incertezza, pone le basi per una riflessione. Suggeriamo d’intendere ”Assemblea (In)Finita” non come un processo definito e ultimato nella sua concretizzazione, ma come l’incipit per una sceneggiatura da scrivere. Un copione che formula una descrizione antitetica alle polarizzazioni sociali e politiche che connotano la città di Bologna, perché ne palesa le ambiguità, le debolezze, le sottili logiche, mettendo in evidenza la disgregazione del corpo politico dominante e le friabilità del corpo politico antagonista che costruisce una proposta alla precarizzazione.

L’intuizione del collettivo Etcetera nasce da un momento reale, un momento che gli stessi membri hanno vissuto in prima persona, come spettatori, con l’entusiasmo e l’angoscia di uno spettacolo imprevisto; l’intuizione prende forma in una data e in un luogo precisi: il 27 maggio 2013, Piazza Verdi, Bologna. Studentesse e studenti, precarie e precari, davanti all’impossibilità di svolgere un’assemblea pubblica in piazza, bloccati fisicamente dall’intervento di polizia e carabinieri in tenuta anti-sommossa, si trovano uniti e solidali in un dato primariamente materiale (qual è la piazza in quanto luogo fisico, quali sono la libertà e l’intimità di attraversare gli spazi della propria quotidianità). La risposta si concretizza respingendo le forze dell’ordine assieme ai loro mandanti politici. Dunque si forma un’assemblea di tutte le soggettività che la piazza contiene e decomprime: una dimensione creativa della resistenza, immediata conseguenza di quella crepa ora visibile, ora palese, all’interno delle logiche della normalizzazione mercificata, della desertificazione dei saperi e della vivibilità del proprio Io individuale e collettivo. Nella “liberazione” s’inventa un nuovo luogo e una nuova forma di partecipazione consapevole, che il sistema istituzionale tende per natura a riassorbire, a riciclare . In questo contesto, che rappresenta lo spunto e al contempo il presupposto, si forma il laboratorio propedeutico ad “Assemblea (In)Finita”, un indagine che sceglie per protagonisti i soggetti reali di questa vicenda, dove la piazza “liberata” è la misura della produzione di un ambiente nuovo che si lega in modo dinamico ai comportamenti soggettivi.

Ad un mese esatto di distanza, dal formarsi del contesto generatore e propulsore, la rappresentazione, che nel suo comporsi ha assorbito le forme di lotta universitarie, e più largamente bolognesi, prende vita autonoma. Perché nell’Errorismo del collettivo Etcetera l’organizzazione del tessuto rappresentativo si mischia all’imprevisto, lo stesso imprevisto che connota un’esistenza precaria, formando uno scheletro magnetico che attira verso sé le componenti incerte e poco definite di ogni fenomeno e pratica sociali. Tutti i fattori che negli anni hanno determinato un’identità di Piazza Verdi, tutte le questioni e le tensioni, si riformattano in un “brain storming scenografico”, icone e simboli, gigantografie fotografiche, sagome e rappresentazioni di protagonisti dell’immaginario politico (dal rettore Ivano Dionigi, in forma di nano, alla riproposta in scala reale della donna in rosso, di Gezi Park ). Concentrata interamente attorno a un simbolico buco nero, “Assemblea (In)Finita, una rappresentazione errorista” supera i confini tra realtà e finzione. Gli attori (chiamati da varie realtà italiane di movimento), studentesse e studenti, precarie e precari, militanti, pubblico e passanti partecipano e costruiscono un momento che, tra l’assurdo e il grottesco, evidenzia e formatta la complessità, la fragilità, il significato di cui si deve continuamente riappropriare, l’intensità e la creatività, di un’assemblea reale e comune. Un social readymade dove i soggetti rappresentano la loro oggettivazione, il distacco dall’affezione della propria identità trasformata in un feticcio e la spinta allo sradicamento del proprio ruolo, sociale ed economico, assoggettato alla subordinazione dei rapporti di potere dominanti.

[6 luglio 2013]
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