Per una lotta comune, fino a una vittoria comune: corteo cittadino a Bologna contro Granarolo

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Lo sciopero del 29 aprile 2013 davanti ai cancelli di Granarolo, a cui abbiamo partecipato in tanti e tante contro i soprusi all’interno dei magazzini CTL e Zero4, gestiti dal consorzio di cooperative Sgb in subappalto e con lauti profitti anche per Granarolo, è costato il licenziamento a 51 lavoratori che avevano alzato la testa per il riconoscimento dei propri diritti.

La protesta era iniziata pochi giorni prima contro un taglio del 35% in busta paga, giustificato da presunti “motivi di crisi” (proprio mentre Granarolo quotava il marchio in borsa!), contro le pratiche di caporalato all’interno dei magazzini e contro le condizioni e i ritmi di lavoro. Rafforzati dalle vittorie conseguiti in altri magazzini, i facchini hanno ripreso in mano la propria vita. Senza piegarsi perfino di fronte al licenziamento, sono andati avanti rivendicando il reintegro sul posto di lavoro.

È una lotta per la dignità quella che hanno intrapreso i facchini della logistica, sostenuti dal sindacato Si Cobas. È una lotta contro lo sfruttamento e il razzismo implicito ed esplicito che nel settore della logistica viene usato come fattore di divisione all’interno dei magazzini, dispositivo di controllo e gestione del lavoro.

La lotta è andata avanti per mesi con ripetuti picchetti e il blocco dei camion, con iniziative di boicottaggio dei prodotti a marchio Granarolo nei supermercati, con scioperi del settore e manifestazioni. I lavoratori hanno così raccolto la solidarietà di tanti e tante e ottenuto un tavolo di trattativa in prefettura con la controparte (Granarolo, Cogrefrin, Sgb e LegaCoop, organo di rappresentanza delle cooperative “rosse”… di vergogna). L’accordo siglato nel mese di luglio prevedeva il reintegro dei lavoratori in due fasi, ma non è stato mai rispettato dai padroni. E i blocchi, temporaneamente sospesi in luglio sulla base dell’accordo, sono ripresi in ottobre. La Prefettura, schierata a proteggere gli interessi dei padroni, cioè di Granarolo e Legacoop, ha fatto orecchie da mercante. Il 20 gennaio la determinazione dei lavoratori, disposti ormai a giocarsi il tutto per tutto, ha dato vita a un presidio permanente davanti i cancelli dello stabilimento di Granarolo. Lavoratori, studenti e precari solidali, militanti dei centri sociali e dei collettivi universitari si sono organizzati per bloccare in entrata e in uscita le merci. Unico obiettivo la vittoria!

La risposta è arrivata in grande stile. Prefetto, questore, sindaco, Cgil, Legacoop e ovviamente Granarolo hanno fatto quadrato. Immancabile la repressione di polizia e carabinieri che con estrema violenza hanno sgomberato un picchetto pacifico il #20g, il #23g e il #24g. Pugni in faccia, polsi spezzati, spray uriticante: ecco il trattamento riservato ai lavoratori. L’arresto di due delegati sindacali (poi scarcerati per mancanza di prove) e svariate centinaia di denunce sono il provvisorio bilancio giudiziario di mesi di mobilitazione. Ma non è finita qui. Granarolo ha acquistato una pagina sui quotidiani locali per comunicare ai bolognesi, con una lettera aperta, di essere in ostaggio di un manipolo di provocatori. Ovvero i lavoratori che chiedono diritti e il rispetto di un legittimo accordo.

L’arroganza e la prepotenza dei poteri costituiti di questa città ci sembra direttamente proporzionale alla paura che la lotta dei facchini sta suscitando. Paura di dover concedere diritti, rispetto e dignità. Vincere a Granarolo vuol dire allora guadagnare più rispetto e più dignità, più diritti e più potere, per tutti e tutte. Vuol dire mettere un’argine a chi cavalca l’austerity per indebolirci e impoverirci.

Fin dall’inizio siamo stati al fianco dei lavoratori in lotta, davanti ai cancelli dell’Ikea e della Coop Adriatica, della Cogefrin e di Granarolo. Lo abbiamo fatto non solo per solidarietà, ma perché sappiamo che le loro condizioni sono le nostre condizioni, la loro lotta è la nostra lotta, la loro vittoria è la nostra vittoria.

Sabato 1 febbraio i facchini di Granarolo saranno in piazza per gridare le ragioni della propria lotta, contro i poteri di Bologna la “rossa”, contro lo sfruttamento e per la dignità. Come studenti e studentesse dobbiamo essere al loro fianco, perché se vinciamo a Granarolo vinciamo dappertutto!

Sabato 1 febbraio h.15 – Piazza dell’Unità, Bologna
Fino alla vittoria!

Hobo – Laboratorio dei saperi comuni

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