La tredicesima precaria si chiama Autoriduzione!

Da troppo tempo si parla di precarietà, di generazioni senza futuro, di impoverimento, di declassamento, di non riuscire ad arrivare alla fine del mese. Eccoci, siamo qua, siamo noi. Ma non siamo qui per ribadire la nostra condizione, per denunciarla, per renderci visibili. Non c’è nessuno che ci rappresenti: noi diamo le riposte, a voi porre le domande. Anche il tempo del simbolico è finito, perché non c’è un’opinione pubblica a cui rivolgersi: tutti noi, il 99% che cerca di sfangarsela nella crisi, viviamo in condizioni sempre più simili e sempre più intollerabili. Noi vogliamo riappropriarci di reddito, di saperi, di vita. E vogliamo farlo ora.

Alimenti, mobilità, abitare, salute, conoscenza: ecco la nostra mappa dei bisogni, attraverso cui ridisegnare la città dei precari e conquistarci un welfare autonomo. Dopo la manifestazione del #19O (“una sola grande opera: casa e reddito per tutt@!”), insieme a tant@ con il percorso di #occupymensa abbiamo rivendicato l’abbassamento dei costi del pasto per student@ e precar@, fino ad arrivare all’autoriduzione della scorsa settimana. Oggi siamo qui alla Feltrinelli, per lo stesso motivo: per dire che abbiamo diritto non solo di sopravvivere, ma anche di festeggiare il nostro natale, il natale della crisi.

il sol dell

 

I libri che vendete sono alimentati dalle idee e delle conoscenze che creiamo e facciamo circolare in rete, nelle piazze e nelle università, i vostri scaffali sono zeppi di volumi che raccontano e parlano delle nostre condizioni di impoverimento, delle nostre lotte e dei nostri movimenti, spesso sono scritti da precar@ e ci vengono sottratti dalla mafia dei diritti di proprietà intellettuale. Siamo adesso venuti a riscuotere il nostro credito.

 

Vogliamo dunque uno sconto del 50% su tutti i libri, vogliamo la possibilità di accedere ai saperi e alla cultura che quotidianamente contribuiamo a produrre, vogliamo una tessera della crisi che consenta a student@ e precar@ di leggere a prezzi accessibili.

Ebbene sì, i precari non si accontentano del pane, vogliono anche le rose e i piaceri: i sacrifici li faccia chi ha pance e tasche piene, chi si arricchisce sulla nostra pelle, noi abbiamo tremendamente fame di saperi e desideri.

Un’ultima cosa: noi non ci scusiamo per il disagio. Perché l’unico disagio è quello che subiamo ogni giorno, è la violenza della precarietà e dello sfruttamento, è la violenza dell’1%.

Il sole dell’avvenire noi ce lo prendiamo subito!

Dimenticavamo: proprio come la precarietà, anche il nostro Natale della crisi dura tutto l’anno…

[16 Dicembre 2013]