Vincere contro Coopservice e Unibo è possibile!

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Giovedì 6 marzo lavoratori dell’Università di Bologna appaltati alla Coopeservice, studenti e precari dell’ateneo, facchini della logistica in lotta, si sono riuniti in Via Zamboni 36 per dire basta alle condizioni sfruttamento e impoverimento a cui sono sottoposti. L’assemblea è stata indetta a partire da un furto ai danni dei lavoratori di Palazzo Paleotti (via Zamboni 25): grazie ad un furfantesco passaggio di appalto, con il beneplacito dei sindacati confederali, i lavoratori si trovano oltre 500 euro in meno nella busta paga. L’espediente adottato dai rapinatori è stato di passare a un diverso Contratto Nazionale (quello della vigilanza) che prevede paghe inferiori, benché i lavoratori continuino a svolgere le solite mansioni, che nulla hanno a che vedere con la vigilanza. Coopservice viene pagata dall’Unibo 14,90 euro all’ora, e con questa rapina per ogni ora di questo lavoro altrui intasca il 40% di utile netto. Al contempo, con i progressivi tagli al personale i lavoratori devono aumentare i ritmi di produzione: si lavora di più per guadagnare di meno!
Non si tratta di un caso unico: come è emerso dall’assemblea, pur in contesti e settori differenti, con l’avanzare della crisi siamo tutti sottoposti al continuo ricatto e ai veri e propri furti dei nostri salari e tempi di vita: i lavoratori delle multisale e delle pulizie, gli studenti che hanno di fronte a sé un futuro di precarietà, i ricercatori tiranneggiati dalle baronie universitarie, i facchini oppressi dai padroni della logistica. Le cooperative – come dimostrano Coopservice e l’utilizzo che ne viene fatto dalle imprese della logistica – hanno un ruolo centrale in questo sistema di sfruttamento e ricatto: dietro la parvenza del siamo tutti sulla stessa barca in quanto soci-lavoratori, aumentano in realtà la precarizzazione e la deregolamentazione del lavoro, contribuiscono allo smantellamento dei diritti, permettono alle imprese di non assumersi le loro responsabilità, attraverso complicati giochi di scatole cinesi e con la totale complicità dei sindacati confederali e del potere politico. Con il capo di Legacoop al ministero del lavoro, stanno ora cercando di estendere questo sistema sul piano nazionale.

Proprio grazie a questo sistema, il rettore-anguilla Ivano Dionigi cerca di sfuggire alle sue responsabilità. Non vi dovete rivolgere a me, dice il rettore che a parole si preoccupa per l’università italiana e nei fatti sostiene la riforma Gelmini, a parole si preoccupa per studenti e precari e nei fatti peggiora le loro condizioni di vita e di lavoro, a parole si preoccupa per il caro affitti e nei fatti taglia le borse di studio. Invece ci rivolgiamo proprio a te, ha detto a gran voce l’assemblea: in quanto a capo dell’azienda Unibo, devi dare conto del furto subito dai suoi dipendenti!
Non va dimenticato che proprio Ivano Dionigi nel 2010 importò il “modello-Marchionne” all’Università di Bologna, sostituendo i ricercatori in sciopero con i precari. Oggi, insieme a Coopservice, cerca di imporre nell’ateneo il “modello-Electrolux”. Unibo è oggi un marchio di sfruttamento!

Per queste ragioni martedì 18 marzo alle ore 12 faremo un presidio in rettorato: rivogliamo il maltolto, cioè salario, futuro e tempi di vita! E tutti insieme, con una nuova assemblea martedì 25, prepariamo lo sciopero del 27 marzo dei lavoratori delle cooperative dell’Unibo. Università, cooperative, amministrazione comunale e media cercano di ridurci all’invisibilità: è ora di rompere il silenzio e far sentire forte la nostra voce!

All’assemblea, infatti, abbiamo condiviso non solo la nostra comune condizione di sfruttamento, ma anche e soprattutto la grande forza rappresentata dalla nostra unità. Le lotte alla Granarolo e contro le cooperative della logistica ci dimostrano che vincere è possibile. Perché nessuno ci porterà mai via l’arma più potente che abbiamo: la nostra dignità!
Per questo motivo, l’assemblea ha espresso solidarietà agli studenti colpiti dalle misure cautelari per essersi ripresi Piazza Verdi. Dalle cooperative alla polizia le forme che utilizzano sono diverse, la regia è la stessa: l’unico modo per fermarli è lottare insieme.

Assemblea lavorator@-student@-precar@

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