Il Primo Maggio la festa ve l’abbiamo fatta noi!

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Avevamo detto che volevamo che questo Primo Maggio fosse anche No Coop: lo è stato. Sotto quelle bandiere e nel percorso della manifestazione, abbiamo identificato con chiarezza quelle che sono le nostre tre principali controparti. Ovviamente la Legacoop, che con Poletti al ministero del lavoro sta cercando di trasformare questo modello di precarizzazione istituzionalizzata in una forma di governo dello sfruttamento sul piano generale. In secondo luogo l’università, e non a caso abbiamo scelto Palazzo Paleotti come luogo di partenza del corteo: è infatti l’amministrazione Dionigi che, come ripetiamo fin dall’inizio, deve rispondere delle vergognose condizioni retributive e contrattuali dei suoi lavoratori appaltati a Coopservice. Last but not least, la Cgil e i sindacati confederali: sono loro che firmano i contratti-vergogna, sono loro i complici di questo sistema di sfruttamento, sono loro una parte integrante del modello di potere di Legacoop sul piano cittadino, regionale e nazionale.

Ecco perché siamo arrivati in Piazza Maggiore, per affermare che di welfare e diritti ne devono parlare i lavoratori e non chi è responsabile della loro distruzione. Qual è stata la risposta della Cgil? I cordoni di polizia. Già questo la dice lunga sulla loro rappresentatività sociale: un sindacato che ha bisogno di proteggersi dietro agli scudi dei celerini per paura dei lavoratori, è un sindacato che non rappresenta nessuno. È un sindacato di plexiglass. Con determinazione siamo riusciti a entrare in piazza, dove il servizio d’ordine della Cgil – ormai composto da funzionari stipendiati per proteggere i vergognosi accordi firmati dai loro datori di lavoro – ha provato a bloccarci e aggredirci, con pugni e spintoni. Ancora una volta, è stata la determinazione della nostra dignità a non farci arretrare nemmeno di un metro: siamo al contrario avanzati, fino ad arrivare davanti al palco frettolosamente abbandonato dai sindacati confederali. Mentre le bandiere No Coop sventolavano dalle impalcature intorno alla piazza e dal Nettuno, il corteo ha raccolto la solidarietà di una parte dei (pochi) partecipanti alla parata confederale.

Per noi la giornata del Primo Maggio non voleva essere semplicemente quella di un corteo, ma un’importante tappa di creazione di uno spazio comune, di un processo di unificazione delle lotte. Ora possiamo dire che la nostra battaglia non è più solo locale, ma immediatamente generale, riguarda tutte e tutti. In piazza, infatti, a fianco di lavoratori di Coopservice, studenti e precari, c’erano i lavoratori della logistica in lotta a Granarolo e altrove, e c’erano i lavoratori delle cooperative sociali. Un’unità che è stata ribadita nel pomeriggio con il corteo per la casa, il reddito, la dignità, contro le cooperative e gli speculatori, partito dalla Bolognina e arrivato in Piazza Verdi. Il Primo Maggio è stata inoltre l’apertura di un nuovo mese di lotta, a partire dallo sciopero già convocato da Flaica CUB per martedì 13 e mercoledì 14 maggio.

Sappiamo che quello che abbiamo ottenuto in questi primi due mesi di lotta è solo quello che ci siamo conquistati. Sappiamo altrettanto bene che quello che ci siamo conquistati è solo una piccola parte di quello di cui abbiamo bisogno. Abbiamo appena iniziato e andremo avanti fino alla vittoria!

Assemblea student@-lavorator@-precar@

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