Vostra garanzia è nostra precarietà: Youth Guarantee contestata

Vostra garanzia è nostra precarietà: Youth Guarantee contestata

#civediamoingiro, l’avevamo detto e continuiamo a farlo: questa mattina – tre giorni prima della data di quello che doveva essere il convegno europeo sulla disoccupazione giovanile a Torino – abbiamo interrotto con striscione, volantini e megafono il convegno sulla cosiddetta “Garanzia Giovani” in Sala Borsa, prendendo il microfono dal palco e spiegando perché “la garanzia non ce la date voi, il nostro futuro lo decidiamo noi”. Qui sotto il volantino distribuito e letto dal palco, che ha raccolto gli applausi dei giovani presenti al convegno.

La vostra garanzia è la nostra precarietà
Oggi abbiamo deciso di contestare l’iniziativa “La garanzia giovani parte. Con le imprese”, sponsorizzata ed organizzata dalla Regione Emilia-Romagna, il comune e la provincia di Bologna. Riteniamo infatti inaccettabile pensare di risolvere il nodo della disoccupazione giovanile e della precarietà, ormai paradigma del mondo del lavoro, con uno strumento inefficace e sbagliato, quale la “Youth Garantee”. Sappiamo che l’unica “garanzia” che abbiamo è la precarietà che permea le nostre vite. Vogliamo ribaltare tutto ciò e vogliamo farlo prendendo parola, perché siamo convinti che né imprese né amministrazioni incapaci possano decidere sulle nostre vite.
La Youth Guarantee dovrebbe essere la risposta europea alla disoccupazione giovanile che, utilizzando i fondi europei del progetto 2020, intende definire una piattaforma di incontro tra domanda e offerta di lavoro, con l’intermediazione di società pubblico-private garantite a livello regionale, in cui si delineano tre percorsi di inserimento al lavoro in attesa di poter essere poi assunti con contratto a tempo determinato: servizio civile (semi-gratuito), stage (semi-gratuito), lavoro volontario (gratuito). Un piano che conferma la vera essenza delle politiche occupazionali nella ridefinizione del mercato del lavoro all’interno della costruzione dell’Unione Europea.
Il programma è rivolto ai cosiddetti “Neet” (“Not -engaged- in Education, Employment or Training”), in Italia per i giovani compresi tra 15 e 29 anni che “non studiano, non lavorano e non sono impegnati in nessun percorso formativo”. Una definizione irreale, visto che la maggior parte dei giovani compresi in questa fascia di età sopravvive con lavori precari, in nero e sottopagati.
In Italia la Garanzia Giovani ben si incastra con la conversione in legge del Decreto Poletti (prima parte del Jobs Act), due strumenti che rappresentano lo stesso modello di precarietà e di sfruttamento: liberalizzazione definitiva del contratto a tempo determinato e dell’apprendistato, bassi salari, minori oneri per le imprese, quindi precarizzazione strutturale e selvaggia.
In realtà la “garanzia giovani” non è altro che un “business della disoccupazione”: servizio civile e fondi distribuiti alle imprese che approfitteranno di tirocini ed apprendistati recependo bonus occupazionali, utilizzando manodopera precaria, a basso costo ed estremamente ricattabile. I veri beneficiari della Garanzia Giovani saranno infatti le agenzie interinali, gli enti privati di formazione e di orientamento accreditati con le regioni, le agenzie tecniche della pubblica amministrazione.
Intanto la disoccupazione giovanile arriva a livelli senza precedenti (46%) e la precarietà diventa strutturale. La Garanzia Giovani e il Jobs Act non fanno che accentuare questa situazione, celandosi dietro a trovate pubblicitarie.
Solo coincidenza lo spostamento del vertice europeo sulla disoccupazione giovanile in programma l’11 Luglio a Torino? O inadeguatezza a dare risposte concrete sul tema? Intanto il semestre europeo a presidenza italiana è cominciato, e Renzi ha scongiurato le contestazioni previste per la sua inaugurazione. Ma non ha fatto i conti con noi, con chi quotidianamente lotta per conquistarsi il proprio futuro, con chi continua giorno dopo giorno, passo dopo passo a voler cambiare l’esistente.
Anche il nostro semestre di lotta è iniziato. Vogliamo una garanzia sul nostro futuro e siamo disposti a lottare per conquistarla. La nostra “garanzia giovani” è reddito contro la precarietà, contro il lavoro gratuito di stage, tirocini e apprendistati, contro il ricatto che ci costringe a scegliere tra salari da fame, contratti vergognosi e disoccupazione.
Garanzie oggi non ne abbiamo, ma vogliamo prendercele: #civediamoingiro!