Vincendo a Granarolo siamo tutti più forti

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Una vittoria è una vittoria! Anche quando resta parziale, quando restano in gioco le sorti di alcuni lavoratori, quando è ancora necessario vigilare per completarla. È uno spazio di possibilità, di conquista, di cambiamento dei rapporti di forza. E lo straordinario ciclo di lotte nel settore della logistica di distribuzione in Italia ci ha mostrato che vincere è possibile. La vittoria è cioè tornata all’ordine del giorno, mentre si è diffusa la consapevolezza – nella materialità dei processi e non solo negli slogan – che la lotta paga. La lotta paga anche e soprattutto quando è dura, quando va avanti per lunghi mesi, quando a schierarsi tutti i poteri costituiti contrapposti al sacrosanto diritto dei lavoratori di salari dignitosi e ritmi di lavoro non massacranti.

tumblr_mzx4gbhn161sufv79o2_r1_1280Oggi ha avuto il suo epilogo almeno per ora vittorioso anche la lunga lotta davanti ai cancelli dello stabilimento Granarolo, il colosso del caseario made in Italy, simbolo delle lotte nei magazzini della logistica a Bologna. Dopo oltre un anno di scioperi e picchetti, cariche e denunce, questa mattina è stato siglato l’accordo che prevede il reintegro dei lavoratori licenziati per la loro attività sindacale (restano da stabilire le sorti dei lavoratori di Cogefrin a cui sono state date assicurazioni, a cui il sindacato Si Cobas ha detto per ora di voler credere), da uno dei tanti consorzi di cooperative (Sgb) che gestisce in subappalto il lavoro nei magazzini della logistica (nello specifico negli stabilimenti di Granarolo e Cogefrin, marchio dell’import-export di materie plastiche e derivati, all’interporto di Bologna). Dopo il licenziamento era partita una potente mobilitazione, che si è protratta a singhiozzo per mesi, con danni ingenti sul piano economico e dell’immagine per i due marchi. Così, alla fine, anche i poteri costituiti della “rossa” Bologna che si erano apertamente schierati dalla parte dei padroni hanno dovuto cedere alla forza della lotta.

Anche la potentissima Legacoop, che può vantare di aver dato i grassi natali all’attuale ministro del lavoro Giuliano Poletti, ha dovuto alla fine cedere di fronte alle richieste dei lavoratori: reintegro dei licenziati, oppure una dignitosa buonuscita per quanti preferissero non rientrare negli asfissianti ritmi di lavoro nei magazzini della logistica, dove la valorizzazione produttiva passa attraverso l’accelerazione dei processi di circolazione delle merci e l’ipersfruttamento di forza lavoro migrante razzializzata e precarizzata, utilizzando quel sistema delle cooperative che ha negli anni giocato su spinti processi di deregolamentazione con un poderoso taglio del costo del lavoro.

È stata, invece, proprio la capacità di rovesciare e spezzare questi processi, interrompere cioè lo spazio della valorizzazione produttiva, che ha dato alla lotta la possibilità di vincere. Da una parte quindi i lavoratori autorganizzati insieme a studenti, precari e militanti di collettivi e centri sociali che hanno seguito, partecipato e organizzato insieme ai lavoratori ogni passaggio che ha condotto alla vittoria, dall’altra Granarolo e il suo partner Legacoop, i sindacati confederali, l’amministrazione comunale e l’associazionismo d’area Pd. Una netta frattura sulla linea di classe che ha in questi mesi segnato la città: forza contro forza, un braccio di ferro estenuante e alla fine per loro perdente. Bloccando i flussi di circolazione delle merci da e per i magazzini e distruggendo il dispositivo della paura e del razzismo, che funzionano da potenti armi di disciplinamento nelle mani del padrone, siamo riusciti a cambiare i rapporti di forza. E non c’é da stupirsi se adesso possiamo parlare di un noi: noi, chi lotta contro lo sfruttamento.

Quello che di altrettanto straordinario questa lotta ha saputo produrre sono momenti potentissimi di condivisione, un comune terreno di produzione conflittuale e di resistenza cui nessuno, né i lavoratori né i militanti di collettivi e centri sociali, vuole e può più rinunciare.

Siamo consapevoli che la vittoria è parziale. Da un lato, perché sul rispetto dell’accordo raggiunto dobbiamo fin da subito vigilare: se questo non verrà rispettato siamo tutte e tutti pronti a riprendere blocchi e picchetti. Dall’altro, perché sappiamo che i cambiamenti dei rapporti di forza non sono irreversibili: quello che oggi siamo riusciti a strappare con le unghie e con i denti, domani il padrone tenterà di riorganizzarsi per riprenderselo. Ma ora sappiamo, nella materialità dello scontro, che vincere si può e che l’unità è la nostra arma più potente. Se vinciamo a Granarolo siamo tutti più forti, avevamo detto. Ora lo siamo: per questo dobbiamo generalizzare le lotte dei lavoratori della logistica, trasformarle in uno spazio di attacco al sistema delle cooperative e del governo della precarietà. Questa è la scommessa. L’autunno è già cominciato: Renzi & Poletti, #civediamoaipicchetti!

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