Staveco-Unibo: impresa fallita, dimissioni!

Staveco-Unibo: impresa fallita, dimissioni!

Foto di Tinna Halls

Foto di Tinna Halls

Dopo aver stilato insieme alla sua cosca la lista degli stabili dell’Università di Bologna da dismettere (pagati con i nostri soldi, svenduti per le loro tasche), un Re-ttore schiumante di rabbia e finta indignazione ha provato in modo maldestro a difendersi dall’iniziativa contro il senato accademico, il cui slogan riassume con precisione i risultati dell’amministrazione dionigiana: “Azienda Unibo – sgomberi, demolizioni, speculazione”. Sugli sgomberi c’è poco da dire, visto che ormai è difficile distinguere l’Università di Bologna da una scuola di polizia. Sulla demolizioni idem: il primo target sono proprio l’università e il sapere, la cui riduzione in macerie è stata completata dalla riforma Gelmini in avanti (di cui il “magnifico offeso” è stato uno dei principali sponsor), insieme alla demolizione dei diritti di precari e lavoratori (leggi contratti di insegnamento a zero euro e svendita dei lavoratori a Coopservice). Dionigi invano cerca di correre ai ripari rispetto all’accusa di speculazione, dopo aver siglato un accordo che prevede un giro di centinaia di milioni di euro per le imprese del mattone e la rendita immobiliare. Non pago, il Re-ttore sostiene di averlo fatto – udite udite – per i lavoratori dell’università (le cui condizioni gli stanno molto a cuore, come dimostrano i 2,80 euro che generosamente elargisce ai lavoratori del Paleotti) e per gli 8.000 studenti che saranno coinvolti, che diventano una figura astratta e silenziosa, di cui Dionigi si erge a rappresentante. Il progetto Staveco, oltre a essere concretamente un progetto di speculazione urbana e immobiliare, rappresenta il tentativo di imporre un modello di campus in cui gli studenti siano dei semplici utenti, i lavoratori dei precari, l’università compiutamente un’azienda che cancella gli spazi di autonomia e mercifica quei luoghi della socialità che sono una parte centrale dell’esperienza formativa. E’ allora contro questo progetto nel suo complesso – di cui la Staveco è un paradigma ma che riguarda l’intero modello universitario, comprese via Zamboni o Filippo Re – che la battaglia è appena cominciata. “Non voglio legare il mio nome a un fallimento”, sosteneva ieri il pavido Dionigi. Troppo tardi, signor Re-ttore: siamo ben contenti di essere complici del fallimento della tua “impresa universitaria”…

Hobo – Laboratorio dei saperi comuni