Cronaca di una giornata di lotta: #DionigiDimettiti [Comunicati – Foto – Video]

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Siete solo chiacchiere e distintivo: andatevene!

Oggi è stata una grande giornata di lotta. Cominciata all’alba nell’immediata risposta allo sgombero del Community Center, proseguita con la resistenza alle ripetute cariche della polizia nel campus di Filippo Re, con il prolungato blocco di via Irnerio, con l’occupazione del rettorato. Quando i vermi in divisa – capitanati dal prorettore Nicoletti – hanno teso il loro vile agguato, hanno commesso l’ennesimo errore: nel giro di pochi minuti, attraverso il passaparola e i social network, si sono radunati in tante e tanti, per chiedere a gran voce la liberazione di Loris. Un corteo di diverse centinaia di persone si è ingrossato metro dopo metro, strada bloccata dopo strada bloccata: dalla zona universitaria alle arterie del centro cittadino, oggi la normalità è stata interrotta. Perché non vi è nessuna normalità in una città in cui la polizia anti-sommossa entra nell’università e carica selvaggiamente studentesse e studenti. È stata solo la determinazione di centinaia di student@, lavoratori e precari, di tutt@ coloro che vogliono una zona universitaria e una città libere e aperte, a costringere la questura a liberare Loris.

A quel punto ci siamo raccolti in una affollatissima assemblea: eravamo in troppi per essere contenuti al 36, ci siamo ripresi via Zamboni e l’area antistante il rettorato della vergogna. Qui tutte e tutti abbiamo detto chiaramente che il Re-ttore Augusto Dionigi e la sua cosca devono dare le dimissioni, perché insieme ai loro padroni del PD sono i responsabili di tutto quello che è successo: le manganellate della polizia, i celerini in pianta stabile nell’ateneo, una studentessa all’ospedale con un trauma cranico, Loris selvaggiamente picchiato e trascinato via sotto le direttiva di Nicoletti. Abbiamo rilanciato subito per domani: appuntamento alle 12 a Filippo Re, confermiamo tutte le attività del Community Center. E abbiamo rilanciato sulle date dell’autunno, a partire dallo sciopero sociale del 16 ottobre.

Oggi chi voleva mettere fine all’esperienza del Community Center si è ritrovato di fronte a un nuovo inizio, fatto di resistenza e determinazione. Insieme a tante e tanti oggi abbiamo praticato collettivamente la libertà, perché solo a partire dalla libertà l’università è possibile. Ringraziamo tutte le realtà cittadine che hanno espresso con forza e concretamente la loro solidarietà e tutti quelli che si sono uniti a questa straordinaria giornata di lotta. Perché l’autunno per noi non è una stagione dell’anno, ma un processo da costruire tutti i giorni.

As usual, see you on the barricades!

Loris libero, sceriffo Augusto Dionigi dimissioni!

Non sappiamo più se questa è l’Università di Bologna, il Cile di Pinochet o la Grecia dei colonnelli. Dopo lo sgombero ordito dall’amministrazione Dionigi & Nicoletti insieme a PD e Procura, la polizia in tenuta anti-sommossa ha violentemente caricato più volte all’interno del campus di Filippo Re, ferendo alla testa una studentessa (portata in ospedale con un trauma cranico), lasciando su molti altri i segni delle manganellate. Il presidio contro lo sgombero, con tante e tanti solidali che con il passare dei minuti ne hanno ingrossato le fila, ha tenuto in modo compatto e determinato, resistendo alle cariche e occupando per un paio d’ore Via Irnerio, con barricate e musica. Ci sgomberate da uno spazio, ci riprendiamo la città. Un corteo selvaggio e molto partecipato ha poi sciamato per la zona universitaria, entrando in rettorato e cacciando la Digos, che ormai in questi luoghi è più presente di baroni e professori. Il rettorato è stato così occupato, riempito dalla partecipazione di centinaia di studentesse e studenti: perché via Zamboni la vogliamo così, libera e autogestita.

Poco prima delle 17, un paio d’ore prima della programmata assemblea, è successo l’incredibile. Digos e celerini si sono intrufolati nel rettorato, strisciando come sanno fare bene loro. Hanno vilmente attaccato le studentesse e gli studenti dentro, a colpi di manganello e calci. Il nostro compagno Loris è stato preso con violenza e portato via in stato di arresto.

Tutto quello che è successo oggi, dall’intervento della polizia nell’università all’arresto di Loris, dalle cariche alle botte della celere dentro il rettorato, è completa responsabilità di Ivano Augusto Dionigi e della sua cosca mafiosa. Vogliamo le immediate dimissioni di Dionigi-Pinochet, del prorettore Nicoletti e dei responsabili di questo infame attacco alla libertà degli studenti e dell’università.

Invitiamo tutt@ a unirsi al corteo selvaggio che sta bloccando le strade di Bologna, a raggiungerlo in Piazza Verdi per un’assemblea e a prendere parte alle iniziative di lotta che ne seguiranno. Facciamo appello anche a iniziative di solidarietà nelle altre città universitarie.

Questo scontro non è semplicemente tra un collettivo e il potere costituito: è tra l’università tutta e un’amministrazione ormai fuori controllo. La posta in palio è la libertà di tutte e tutti. Per questo anche i docenti devono uscire dal silenzio e scegliere da che parte stare.

Que se vayan todos! Loris libero!

Dove noi costruiamo, loro sgomberano: l’università è stata sequestrata!

Certe volte il mattino ha l’odio in bocca. È l’odio per chi sta devastando e saccheggiando le nostre vite, per chi impoverisce e precarizza, per chi si arricchisce producendo crisi, per chi smantella l’università e i saperi, per chi tenta di distruggere quello che noi costruiamo. Questo odio non è astratto: assume volti e figure, nomi e cognomi.Questo mattino ha la figura del Partito Democratico, tiranno di questa città, che da tempo ha dichiarato guerra alle occupazioni, perché sono spazi di autonomia e libertà, di riappropriazione diretta di quei bisogni che loro negano e cancellano. Ha i nomi di Merola, Dionigi, Nicoletti, piccoli uomini di una casta asserragliata nei propri fortini e pronta a tutto pur di difendere i miserabili interessi di pochi contro i molti, di politici e palazzinari, di baroni e speculatori. Ha i volti della Procura, fedele servitore del partito unico di governo, e degli uomini in tenuta anti-sommossa che ancora una volta fanno il loro ingresso in università. Quello della polizia è l’unico diritto di accesso che questa amministrazione fallita e corrotta riesce ancora a garantire.

Ma dall’altra parte, dalla parte della libertà e dell’autonomia, ci sono i tanti volti e nomi che hanno popolato il Community Center in queste settimane, che lo hanno riempito di socialità e iniziative, di bisogni e desideri, che lo hanno costruito materialmente insieme a noi. E che ora si stanno radunando per difenderlo. C’è la rabbia di chi si trova di fronte a un “sequestro preventivo urgente”, per riconsegnare al degrado e all’abbandono uno spazio che aveva ripreso vita collettiva. C’è la gioia e la determinazione di chi sa di essere dalla parte giusta.

Il questore dice che in università la polizia può entrare solo con “l’autorizzazione del padrone di casa”: questo pavido padrone Re-ttore negli ultimi anni l’autorizzazione l’ha espressamente e continuamente richiesta. “Non è ammissibile che la prepotenza di pochi impedisca l’accesso e l’utilizzo di luoghi così importanti alla totalità degli studenti”, aveva dichiarato Nicoletti: ecco, questa prepotenza di pochi oggi ha il sigillo della Procura. La costante presenza della polizia tra le mura dell’università dovrebbe essere un grave campanello d’allarme anche per chi – docenti in primis – sostiene semplicemente le ragioni del confronto aperto e del pensiero critico. Il tempo del silenzio è finito: chi oggi tace, è consenziente o complice di un’università messa sotto sequestro dall’amministrazione Dionigi-Nicoletti.

Ci hanno tolto uno spazio, ci riprenderemo tutto. Stay tuned, perché sarà una lunga giornata. I metereologi dicono che su quest’autunno soffia un vento molto caldo, e nessuno lo può fermare…

Hobo – Laboratorio dei saperi comuni

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