Burn baby burn, we’re all Ferguson! [video]

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Solidarietà da Bologna

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No Justice No Peace – Solidarity from Bologna

English version

Da ieri l’America è in fiamme, contro l’ennesima uccisione di un ragazzo nero, Michael Brown, e il non rinvio a giudizio del poliziotto che l’ha assassinato. Non si tratta di un caso isolato o scandalistico, ma di un sistema che produce povertà e razzismo, legandoli indissolubilmente. Per affrontare la povertà quotidianamente incarcera e uccide i poveri, innanzitutto quelli che non abbassano la testa, negli Stati Uniti come qui in Italia e in Europa (sono ancora fresche di memoria le pallottole che hanno assassinato Davide Bifolco a Napoli o l’aborto procurato a una ragazza migrante dalle cariche della polizia a Milano). Lo Stato assolve se stesso, proprio come in Italia con Stefano Cucchi o Federico Aldrovandi, due tra i molti casi di questo tipo.

Ma la brutalità della violenza poliziesca non fa altro che mostrare la paura che i governanti e i padroni della crisi hanno. La paura dei poveri e dei soggetti colpiti dalla crisi, soprattutto della possibilità che si organizzino collettivamente per cambiare le proprie condizioni, proprio come sta avvenendo in questi ultimi mesi e in queste ore.

Perciò oggi, intorno alle 14, siamo saliti sul tetto della Johns Hopkins University di Bologna, istituzione simbolo della global university americana sul nostro territorio. Da lì abbiamo esposto uno striscione di solidarietà alle rivolte negli Stati Uniti, “Ferguson – Us 2014: No Justice No Peace – Burn Baby Burn”, e abbiamo comunicato al megafono le ragioni dell’azione. Globali sono innanzitutto le nostre lotte!

Perché la rivolta di Ferguson è la rivolta di noi tutti.

 

Hobo – Laboratorio dei saperi comuni

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  • Giulia Parzani

    Gentile comitato Hobo,

    Scrivo in riposta al comunicato stampa comparso su ZIC lo scorso 25 novembre 2014, Burn baby burn, we’re all Ferguson! – Solidarietà da Bologna, e in risposta agli avvenimenti dello stesso 25 novembre.

    In primo luogo, ci terrei a precisare che sono una ex studentessa dell’Ateneo di Bologna e attualmente iscritta alla John Hopkins SAIS di Bologna. Nonostante studente Johns Hopkins, sono (a quanto pare sorprendentemente) estremamente contraria ad atti di razzismo e violenza, estremamente shoccata per vicende quali quelle di Stefano Cucchi o Federico Aldrovandi, e ugualmente amareggiata per gli avvenimenti di Ferguson. E come me, ci terrei a precisare che nessuno in questa scuola si immagini nemmeno di pensare che ciò che è successo a Ferguson sia cosa buona e giusta. Johns Hopkins altro non è che un’università, centro di sapere e di ricerca, in cui studenti provenienti da tutto il mondo studiano, apprendono, imparano, si conoscono e confrontano ogni giorno con varie realtà e vari campi del sapere. E non simbolo della global university americana sul nostro territorio—espressione di cui tuttora mi sfugge il significato—né la roccaforte di chissà che potere americano in Italia.

    Chiarito questo punto, ci terrei anche a precisare che comparare gli episodi di violenza razzista che hanno sconvolto l’America dopo le vicende di Ferguson (da mesi, e non da ieri) con gli episodi di violenza della polizia italiana pecchi di mancata capacità critica, scarsa informazione, e mancata abilità nell’ analizzare dinamiche socio culturali di due società e due fenomeni socio-polico-cultirali estremamente diversi. L’episodio di Ferguson, insieme ai numerosi altri successi in America, rientra in un filone di atti riconducibili a razzismo e violenza nei confronti di una minoranza che da secoli lotta per il riconoscimento dei propri diritti, e purtroppo vive tutt’ora in una situazione di forte discriminazione e disuguaglianza. Per quanto la morte di Stefano Cucchi e di Federico Aldrovandi mi indignino quanto quella di Michael Brown, trovo molto difficile rintracciare una linea che colleghi gli avvenimenti. Comparare le vince di Ferguson alle vicende nazionali, che con quegli episodi hanno poco da spartire, ritengo tolga significato ed importanza alla protesta Americana, in cui si sta protestando per diritti civili, politici e sociali di una minoranza discriminata e bistrattata nel corso della storia americana.

    Sono estremamente solidale con le proteste per l’assoluzione di Darren Wilson, come sono sempre stata solidale con le proteste a seguito della morte di Michael Brown. Per farlo, non ho bisogno, e non voglio prendere in mano un megafono e dire che nel mio paese succedono le stesse cose perché, come ho ribadito prima, le situazioni sono talmente diverse che farlo significherebbe togliere completamente valore alla proteste americane. Ugualmente, metterebbe la morte di altre persone in una prospettiva non semplicemente scomoda, ma addirittura errata.

    Se la vostra ambizione è quella di fare lotte globali penso che sarebbe il caso, prima, di cercare di capire che globale non vuol dire necessariamente fare di un paio di punti di forza il motore di ogni battaglia politica, come mi pare di capire sia stato fatto molto spesso negli ultimi tempi dalle battaglie di Hobo. Inoltre, penso che talvolta sarebbe il caso di confrontare ambizione con un po’ di capacità critica.

    Grazie per l’attenzione,

    Giulia Parzani

  • Classe

    Ciao Giulia, presto lanceremo un dibattito pubblico specifico sul tema approfittando della presentazione di un ebook curato da alcun* di noi per Commonware, che puoi trovare, scaricare e leggere gratuitamente, qui sul sito di Commonware.

    Ti invitiamo quindi alla presentazione dell’ebook, che avverrà probabilmente la settimana prossima e sarà animata da vari e varie invitat*.
    Data luogo e ora saranno presto pubblicati su Facebook alla nostra pagina e sul nostro sito, che già conosci.

    Sarebbe bello che tu portassi il tuo punto di vista al dibattito, siamo sicuri arricchirebbe la discussione pubblica.