#12d – Scioperare la crisi per costruire opposizione sociale [in aggiornamento]

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Haitian_RevolutionAppuntamento venerdì 12 dicembre h09.00
@ Piazza San Francesco, Bologna

12 dicembre: piazza di movimento e conflitto
Friday, 12 December 2014 10:00 am
@ Piazza San Francesco
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Alla fine del Settecento gli schiavi neri di Haiti si ribellano ai propri padroni coloniali, tra cui la Francia appena percorsa dalla rivoluzione. Si narra che, da un forte assediato dai veterani francesi e su cui sventolano le bandiere rosse che annunciano lotta senza quartiere per difendere la libertà conquistata, gli ex schiavi intonano la Marsigliese, una Marsigliese nera. I soldati francesi, ex rivoluzionari, rimangono impietriti: il loro inno e le loro parole d’ordine si rivoltano e rovesciano contro di loro. I giacobini neri si appropriano della libertà, dell’eguaglianza e della fraternità, la portano alle estreme conseguenze e dunque ne cambiano completamente il significato, cioè la rivendicano e la praticano per tutti. I poveri e gli sfruttati si ribellano contro vecchi e nuovi padroni.

Cosa c’entra questo con lo sciopero generale del 12 dicembre? Niente, o forse molto. I sindacati confederali, ammantandosi della bandiera della difesa dei diritti dei lavoratori, vogliono in realtà solo conservare e riprodurre il proprio ruolo di garanti della pace sociale. Hanno deciso lo sciopero solo quando hanno capito che i margini di trattativa con il Partito Democratico e con il suo capo si erano chiusi. Dal canto suo, Renzie governa incurante di qualsiasi maschera di consenso e legittimità sociale, come dimostrano le sue veloci fughe in ogni città: per lui a contare è solo la possibilità di continuare separatamente nella sua opera, cioè nelle politiche di austerità e sacrifici a vantaggio dei padroni, degli speculatori e della casta politica. Nella crisi, legittimità e legalità hanno definitivamente divorziato.

Del resto, da una parte ci sono quelli che sulla crisi speculano e si arricchiscono, dall’altra quelli che ne vengono colpiti e impoveriti. Un pezzo di questa composizione sarà in piazza il 12 dicembre; e tra questi, c’è da scommettere che molti non si sentono rappresentati dalla Cgil o dalla Uil. C’è poi una parte che non sarà in piazza e che vive quotidianamente di una rabbia che fatica a trasformarsi in conflitto sociale, per implodere nella frustrazione individuale o, peggio ancora, nella guerra tra poveri (che può assumere le forme della competizione meritocratica per le briciole o del razzismo contro i migranti per guadagnarsi il posto di penultimi della gerarchia sociale).

Il 12 dicembre può allora essere un’occasione e un banco di prova, per costruire una piazza autonoma e dell’opposizione sociale che scommetta sulla possibilità del conflitto collettivo. Una piazza giovane, politicamente e socialmente, capace di trasformare il 43% della disoccupazione giovanile in un indice di lotta e non di sfiga. Una piazza radicale e irriducibile alle parole d’ordine della governance sindacale. Una piazza contro il piano casa e il Jobs Act, contro il lavoro gratuito e lo sfruttamento pagato. Una piazza dei movimenti, quelli che ci sono e soprattutto quelli che vanno costruiti. Una piazza che non guardi al proprio ombelico, ma che rilanci in avanti. Una piazza in cui risuoni, finalmente, la Marsigliese dei lavoratori e dei precari, dei giovani e dei migranti, di chi la crisi l’ha finora subita e non vuole più pagarne i costi.

Appuntamento ore 8 in Piazza Verdi per comunicazione in zona universitaria; ore 9 in Piazza San Francesco per il corteo di #iononlavorogratis

Hobo – Laboratorio dei saperi comuni

Appello per una piazza di movimento e conflitto il 12 dicembre

Arrivati al settimo anno di una crisi che colpisce in modo sempre più duro, il quadro è ormai chiaro. Il governo delle larghe intese di Renzi non si preoccupa nemmeno più di una parvenza di consenso, com’è dimostrato dalla sua completa indifferenza per lo storico crollo dei votanti alle elezioni regionali in Emilia Romagna. L’unica cosa che conta per loro è l’esercizio del potere, attraverso cui imporre sacrifici e tagli, togliendo a lavoratori, precari e ceti medi declassati per dare a speculatori, grandi imprenditori e professionisti delle istituzioni. Non appagati di una disoccupazione giovanile arrivata al 43%, il Jobs Act non solo rende definita la precarietà e l’annullamento di aspettative per il futuro, ma reintroduce di fatto il lavoro gratuito, che avrà nell’Expo di Milano o nel Fico bolognese dei modelli di applicazione. Ma il lavoro gratuito è già da tempo una realtà per decine di migliaia di giovani, nei centri e nelle periferie urbane, con stage e tirocini, nelle università e nell’economia delle illusioni.

In questo quadro perfino la Cgil e la Uil sono ora costretti, dopo oltre tre anni, a convocare uno sciopero generale per venerdì 12 dicembre. Sulle motivazioni per cui lo fanno vi sono pochi dubbi: dopo essere stati non solo complici ma protagonisti dell’attacco ai salari dei lavoratori, ai redditi dei soggetti produttivi e al welfare, i sindacati concertativi si muovono innanzitutto per la salvaguardia e la riproduzione delle proprie istituzioni e dei propri apparati di funzionari. Tuttavia, nonostante la volontà o gli obiettivi dei confederali, in quella giornata in molti scenderanno in piazza per affermare che non ne possono più di pagare i costi della crisi e le politiche di austerity.

Per questo motivo assumiamo lo sciopero generale del 12 dicembre come una possibilità, una giornata di lotta che può eccedere gli stretti confini in cui la vorrebbe rinchiudere chi l’ha convocata. Proponiamo quindi di fare di Piazza San Francesco dalle ore 9 una piazza di movimento e di conflitto, di autonomia e di opposizione sociale (a partire dalle 8 ci troveremo in Piazza Verdi per comunicare all’interno della zona universitaria). Vogliamo una piazza che sia composta delle lotte e dei percorsi che quotidianamente costruiamo sul territorio: dagli studenti medi a quelli universitari, dai precari ai lavoratori della logistica, dai migranti agli occupanti di case, dall’opposizione ai grandi eventi ai comitati per la salute. Non in un’ottica di sommatoria, ma di messa in comune delle esperienze di lotta. Vogliamo una piazza, al contempo, aperta a quei molteplici soggetti che soffrono la crisi e con cui non sempre riusciamo a entrare in contatto. Perciò da qui al 12 dicembre saremo tutti i giorni impegnati in volantinaggi, iniziative comunicative e azioni per preparare una partecipazione espansiva e non di rappresentanza. Vogliamo una piazza, ovviamente, che si ponga in relazione con quei lavoratori che, pur partecipando al corteo dei confederali, non se ne sentono rappresentati. Vogliamo una piazza, infine, libera e selvaggia, capace di muoversi nello spazio urbano per bloccarlo e riappropriarsene. Capace, cioè, di fare davvero sciopero.

Questo percorso, che già abbiamo avviato con le iniziative all’università contro il lavoro gratuito e che soprattutto vive della molteplicità di lotte sul piano cittadino, non può chiudersi il 12 dicembre. Si tratta di una tappa, importante, per rilanciare in avanti, per scommettere collettivamente su nuovi percorsi di conflitto e movimento. Perché, indipendentemente dal clima, l’autunno è solo una stagione dell’anno, mentre la lotta contro questo sistema di crisi e sacrifici va portata avanti tutti i giorni.

Assemblea #iononlavorogratis

aggiornamento 9/12

In via Zamboni e nelle facoltà studenti e studentesse dell’Università di Bologna prendono parola e si preparano a scendere in piazza: il ‪#‎12D‬ ‪#‎iosciopero‬ perché…

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