11 marzo: per continuare una storia comune e di parte


Wednesday, 11 March 2015 2:16 pm

11 marzo: a prendere parola è solo una storia che prosegue

Questa mattina in tante e tanti eravamo davanti alla lapide di Francesco, per riaffermare la continuità di una storia, una storia di parte e di lotte. Compagne e compagni di generazioni differenti hanno depositato una corona di fiori rossi, con una scritta che è un messaggio forte e coerente, come forte coerente è stata la vita di Francesco: "Nessuna memoria condivisa con i nemici di Francesco". La firma è quella in cui tutte e tutti ci riconosciamo: "le compagne e i compagni del movimento". Perché la memoria, così come le lotte, non sono proprietà di gruppi, di politici, di interessi individuali o di sigle che presumono di poterle rappresentare e parlare nel loro nome. Questa mattina a prendere parola pubblicamente non sono state quelle istituzioni contro cui Francesco ha lottato e contro cui tutte e tutti noi continuiamo a lottare. A prendere parola pubblicamente è stata esclusivamente una storia che prosegue, una storia di libertà e di conflitto, una storia che non può essere condivisa con i nemici, di Francesco e di tutti noi. Questa presa di parola pubblica questa mattina, così come un'ora prima e un'ora dopo il ricordo, ha fatto rispettare l'unica volontà per cui Francesco è vissuto e per cui è stato assassinato: la volontà di non dimenticare e di trasformare questo mondo.

Le compagne e i compagni del movimento

Timeline Photos


23 2 16

Sunday, 8 March 2015 7:15 pm

11 marzo 2015 - Nessuna memoria condivisa con i nemici di Francesco

La memoria di un compagno ucciso non è un oggetto di cui qualcuno si possa appropriare o rappresentare, non è un orticello da recintare o un’eredità notarile, una celebrazione o un rituale da mandare in scena. La memoria è viva oppure non è. Per questo Francesco Lorusso, assassinato da un carabiniere armato dal Pci e dal compromesso storico, vive nelle lotte e nei movimenti, nei volti, nella rabbia e nei sorrisi di tutte e tutti coloro che si battono contro lo sfruttamento e per la libertà. Sono quei volti, quella rabbia e quei sorrisi di generazioni differenti, che in comune hanno il bisogno di lottare e la voglia di trasformare l’esistente, che ogni 11 marzo si ritrovano in via Mascarella per affermare che non ci può essere pacificazione con autori ed eredi di chi ha assassinato Francesco.
La memoria, infatti, non è mai condivisa tra chi ha fatto e quotidianamente compie scelte opposte: tra chi lotta e chi reprime le lotte, tra chi pratica la libertà e chi la nega, tra chi costruisce eguaglianza e chi impone i sacrifici. Questa operazione sulla memoria, cominciata con l’infame equiparazione tra i partigiani e i “giovani di Salò”, continua con i movimenti degli anni Settanta. Questa operazione non riguarda il passato, ma il presente. Chi la compie o se ne rende complice, vuole una pacificazione che fa rima con l’accettazione e la sottomissione a chi quotidianamente ci opprime. Chi condivide la memoria per un’ora all’anno, condivide con i nemici e gli assassini di Francesco anche il presente e il futuro. Non ci può essere nessuna kalimera nel buio della complicità con il sistema di potere del PD.
Per queste ragioni la mattina dell’11 marzo saremo, come ogni anno, davanti alla lapide che ricorda il luogo in cui Francesco è stato assassinato. Per dire che Francesco era un compagno del movimento, come tutte e tutti noi, di età diverse, ognuno con le proprie differenze e insieme in un orizzonte comune. Per dire che l’unica volontà Francesco l’ha espressa nel modo in cui è vissuto e nel modo in cui è morto: quella volontà nessun compagno o amico la può tradire. Per dire che Francesco è un nome comune e di parte che, un’ora prima e un’ora dopo l’11 marzo, significa lotta, coraggio e desiderio di rivoluzione.

Le compagne e i compagni del movimento


38 7 30
L’11 marzo 1977 veniva assassinato Francesco Lorusso, un compagno del movimento. L’esecutore materiale è stato un carabiniere, i mandanti l’amministrazione cittadina del PCI e il governo di unità nazionale, associati nella repressione delle lotte e nell’imposizione dei sacrifici. A quasi quarant’anni di distanza, in uno scenario profondamente mutato, i nemici del movimento, nel nome dell’austerity, sono ancora quelli: l’amministrazione cittadina del PD e il governo di unità nazionale guidato da Renzi.
L’11 marzo dell’anno passato ci siamo ritrovati per ricordare Francesco davanti alla lapide in via Mascarella, nel luogo dove è stato assassinato. In tante e tanti abbiamo cacciato i rappresentanti istituzionali, perché di quell’amministrazione comunale e di quel governo nazionale, dell’austerity e della repressione nei confronti dei movimenti, sono responsabili e complici. Lo abbiamo fatto per dire che non esistono né pacificazione né memoria condivisa tra chi lotta e chi combatte le lotte, tra chi si ribella ai sacrifici e chi li impone, tra chi libera gli spazi e chi li imprigiona. Lo abbiamo fatto per rivendicare il ritorno delle studentesse e degli studenti cacciati da Bologna per aver partecipato alla liberazione di Piazza Verdi. Lo abbiamo fatto non per commemorare il passato, ma per affermare un presente differente e immaginare un futuro libero dallo sfruttamento, dall’austerity e dalla precarietà.
Per gli stessi motivi mercoledì 11 marzo saremo alle ore 10 davanti alla lapide di Francesco, per continuare a farlo vivere in mezzo alle lotte, per proseguire una storia comune e di parte, per costruire e praticare nuovi percorsi di libertà.

https://www.facebook.com/events/894410027282015/

La memoria di un compagno ucciso non è un oggetto di cui qualcuno si possa appropriare o rappresentare, non è un orticello da recintare o un’eredità notarile, una celebrazione o un rituale da mandare in scena. La memoria è viva oppure non è. Per questo Francesco Lorusso, assassinato da un carabiniere armato dal Pci e dal compromesso storico, vive nelle lotte e nei movimenti, nei volti, nella rabbia e nei sorrisi di tutte e tutti coloro che si battono contro lo sfruttamento e per la libertà. Sono quei volti, quella rabbia e quei sorrisi di generazioni differenti, che in comune hanno il bisogno di lottare e la voglia di trasformare l’esistente, che ogni 11 marzo si ritrovano in via Mascarella per affermare che non ci può essere pacificazione con autori ed eredi di chi ha assassinato Francesco.
La memoria, infatti, non è mai condivisa tra chi ha fatto e quotidianamente compie scelte opposte: tra chi lotta e chi reprime le lotte, tra chi pratica la libertà e chi la nega, tra chi costruisce eguaglianza e chi impone i sacrifici. Questa operazione sulla memoria, cominciata con l’infame equiparazione tra i partigiani e i “giovani di Salò”, continua con i movimenti degli anni Settanta. Questa operazione non riguarda il passato, ma il presente. Chi la compie o se ne rende complice, vuole una pacificazione che fa rima con l’accettazione e la sottomissione a chi quotidianamente ci opprime. Chi condivide la memoria per un’ora all’anno, condivide con i nemici e gli assassini di Francesco anche il presente e il futuro. Non ci può essere nessuna kalimera nel buio della complicità con il sistema di potere del PD.
Per queste ragioni la mattina dell’11 marzo saremo, come ogni anno, davanti alla lapide che ricorda il luogo in cui Francesco è stato assassinato. Per dire che Francesco era un compagno del movimento, come tutte e tutti noi, di età diverse, ognuno con le proprie differenze e insieme in un orizzonte comune. Per dire che l’unica volontà Francesco l’ha espressa nel modo in cui è vissuto e nel modo in cui è morto: quella volontà nessun compagno o amico la può tradire. Per dire che Francesco è un nome comune e di parte che, un’ora prima e un’ora dopo l’11 marzo, significa lotta, coraggio e desiderio di rivoluzione.

Le compagne e i compagni del movimento