Space Invaders!

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VersionedafargirareCamminando per Bologna, così come nella maggior parte delle città, si nota subito la quantità sempre crescente di edifici vecchi e abbandonati: muri cadenti, polvere e vetri rotti.

L’occhio si sta progressivamente abituando all’arancione che transenna i “cantieri infiniti”, ormai parte integrante dell’arredo urbano. Cantieri che hanno già generato la loro quota di profitto – quella che si ottiene in fase di appalto, tra mazzette, tangenti e speculazioni varie – debitamente spartita tra i soliti noti. Cantieri che sono nati per restare tali, fermi sotto il peso dei costi crescenti, delle ditte fallite e della burocrazia. Negli ultimi anni, l’intensificarsi della crisi ha portato ad una privatizzazione sempre maggiore degli spazi urbani, tramite la svendita di gran parte del patrimonio pubblico e la gestione inefficiente, improntata alla speculazione e allo spreco, della parte restante.

D’altronde, l’amministrazione bolognese è figlia dello stesso PD che, al Governo, sostiene lo “Sblocca-Italia”: un lasciapassare per la cementificazione selvaggia, che, sul piano locale, si traduce nella (nemmeno troppo) tacita approvazione ad un registrimento dello spazio cittadino come spazio comune.
Edifici messi all’asta dal Comune, palazzi storici dell’Università in saldo: la ricerca disperata di fondi che vadano a foraggiare altre colate di cemento, e non la riqualificazione dell’esistente e dismesso patrimonio immobiliare. E così sulla skyline svettano sempre più gru e sempre più scheletri di mostri edili, che sulle loro ossa non avranno mai altro se non polvere e ruggine, al loro interno nient’altro che macerie. Il tutto rigorosamente lontano dal centro, nel tentativo di spingere ai margini della città chiunque stoni con le belle vetrine e con i muri riverniciati del centro.
Ma dopotutto, è questo quello che succede quando gli spazi diventano una semplice materializzazione degli interessi economici di pochi: il loro valore si esprime in euro (e la crisi lo abbassa notevolmente…), la loro bellezza in metri quadri, location e numero di balconi.

Ma i percorsi di riappropriazione ci insegnano che esiste anche un altro metro di giudizio, che giudica il valore degli spazi in base alle relazioni che vi si generano e intrecciano. Che dalle macerie e dalla polvere è possibile far nascere luoghi di autonomia e auto- valorizzazione.
Che gli spazi non sono solo mura, particelle catastali, ma sono vita, condivisione e cooperazione. Le logiche di speculazione dell’Università-azienda ai tempi della Staveco, simbolo della privatizzazione e svendita del patrimonio pubblico, sostenute e propinate dall’amministrazione PD, vanno smantellate, e le macerie restituite all’auto- organizzazione, alla socialità e allo scambio di saperi.

 

Ci volete soli, ci troverete uniti
ci volete succubi e rassegnati, ci troverete liberi e organizzati
ci volete ai margini, ci troverete dove non vi aspettate…

Segui tutti gli appuntamenti qui: Space Invaders!

 

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