Perché il 25 aprile non sia solo una ricorrenza

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L’articolo di ZIC

25_2015-724x1024[1]Ogni anno, quando il 25 aprile arriva, c’è chi lo vive come una semplice ricorrenza, chi come una tappa di una Storia che non è mai finita. Che parte dal biennio rosso, dalle lotte dei braccianti e degli operai, passa per chi fu tradito mentre cercava di fermare i fascisti prima che prendessero il potere, come gli Arditi del Popolo in Italia e i rivoluzionari spagnoli, passa per chi non si arrese alla restaurazione del dopoguerra, continua per tutte le sommosse del vecchio e del nuovo secolo.

Oggi come ieri c’è chi si batte per l’uguaglianza nell’accesso alla ricchezza, alle cure, al sapere, perché tutti abbiano una vita libera e degna. Oggi come ieri i governanti e le loro guardie, vecchi e nuovi fascisti, conducono la loro sporca guerra contro chi, irrinunciabilmente partigiano, lotta.

A settanta anni dalla Liberazione vogliamo tornare in piazza, gridando forte di non avere nulla a che fare con partiti, amministrazioni locali e governo intenti a inventare nuove forme di precarietà, aggravare l’emergenza abitativa a suon di sfratti, sgomberi e restrizioni agli occupanti di casa, imbrigliare la scuola, sventrare montagne, trivellare mari e cementificare ovunque. Gridando forte la nostra volontà di chiudere ogni spazio a ogni volto assuma il fascismo: dal disegno nazionalista e lepenista che la Lega di Salvini intraprende con l’aiuto di CasaPound, ai pochi nazisti esaltati di Forza Nuova che a Bologna collezionano da anni magre figure ogni volta che tentano una sortita pubblica, fino alle bande dello Stato islamico contro le quali i rivoluzionari del Rojava combattono una grande guerra di libertà.

Resistenza non è mera difesa, è anzi il senso profondo di andare avanti, giorno per giorno, strappando metri di terra volta per volta, per far sì che ogni giorno sia il 25 aprile.

Il comunicato diffuso dopo l’assemblea pubblica del 9 aprile

A settant’anni dalla Liberazione dal nazifascismo riteniamo che sia importante, oggi più di ieri, riaffermare con forza i valori che hanno motivato quella resistenza.

Da qualche tempo, a Bologna, assistiamo al tentativo di riemergere di gruppi neofascisti, neonazisti e ultracattolici nonostante collezionino da anni magre figure ogni volta che tentano una sortita pubblica.

Attraversare la città in questa giornata significa ribadire che la nostra risposta a tali provocazioni, da settant’anni, è sempre la stessa: è resistenza quotidiana di chi si batte per l’uguaglianza nell’accesso alla ricchezza, alle cure, al sapere; è solidarietà e autorganizzazione di una vita libera e degna; è ferma opposizione alla xenofobia, all’omofobia, al sessismo, al razzismo e ad ogni volto assuma il fascismo.

 

Lo spot trasmesso da Radio al Suolo

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