Comunicati di solidarietà contro arresti e misure cautelari [in aggiornamento]

Comunicati di solidarietà contro arresti e misure cautelari [in aggiornamento]

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Compagne e compagni, per un piccolo e sciocco contrattempo ci scusiamo di non essere fisicamente con voi in questa piazza, ma ci siamo ovviamente con le nostre parole, con i nostri pensieri, con la nostra comune determinazione. I cinque arresti domiciliari di ieri, insieme ai due divieti di dimora notificati non a caso due giorni prima della May Day No Expo, non sono nient’altro che questo: uno sterile e inutile tentativo di fermare la quotidiana costruzione dei percorsi di conflitto e autonomia. Il sistema di potere PD in tutte le sue articolazioni (politiche, economiche, giudiziarie) pensa che siano sufficienti dei fogli e degli arresti per privarci della libertà, ma non hanno capito niente: perché chi lotta è sempre libero, a essere in gabbia sono loro. Con queste misure cautelari preventive cercano di non pagate i costi delle loro azioni. Non pagano i costi economici: ogni detenuto in carcere costa ogni giorno allo Stato 380 euro, allora finché noi siamo nelle nostre case che hanno trasformato in carceri vogliamo 380 euro al giorno! Tentano di non pagare i costi politici, facendo passare sotto silenzio queste misure (che ogni anno colpiscono centinaia di militanti e oppositori politici): rompiamo il silenzio e facciamogli pagare i costi politici. In questa battaglia di libertà e agibilità politica non importano i nomi dei singoli compagni, quello che importa è il nome comune e collettivo in cui si riconoscono tutti coloro che lottano per trasformare questo mondo di crisi, austerity, impoverimento. La libertà per noi o è collettiva, o non è. Ai nostri aguzzini diciamo: rassegnatevi. Ai nostri compagni: avanti così, perché la strada è quella giusta. Adelante companeros, continuiamo a percorrerla con metodo, coraggio, intelligenza, determinazione.

Gigi, Francesco, Francesca, Parvis, Ivan e Loris

Di seguito i comunicati di solidarietà [in aggiornamento]

Un hobo dimora ovunque

Nei giorni dell’EXPO, vetrina di un sistema in crisi malcelata, ai tempi del lavoro gratuito, dell’austerity in casa e della guerra alle porte, chi si oppone al grande progetto padronale va stroncato. Forte e rapidamente. Apprendiamo che ieri la questura di Bologna non si è lasciata scappare l’ennesima occasione per dedicarsi a reprimere chi alla crisi si oppone ogni giorno, chi è costretto a lavorare gratis, chi subisce sulla sua pelle l’austerity e chi sarà sempre contrario a tutte le guerre. Un’occasione repressiva che ci pare davvero eccessiva, soprattutto in questi giorni: non bastano i divieti di dimora? non bastano i 13 denunciati per aver contestato Renzi? non bastano gli sgomberi e i sigilli?

La campagna Noi Restiamo dà piena solidarietà ai compagni e alle compagne di Hobo che in queste ore sono stati colpiti da misure repressive, per aver contestato una delle marionette del governo e della Troika, come tante volte abbiamo fatto quest’anno assieme a quei tanti che a Bologna hanno consapevolmente deciso di non abbassare la testa. Forse con queste mosse, i ministri renziani vogliono insegnarci il valore del silenzio quando parlano loro. Tutti insieme, continueremo a urlare.

Noi Restiamo

A contestare il ministro Madia c’eravamo tutt*! Via le misure cautelari!

L’accelerazione repressiva contro gli episodi di espressione delle lotte sociali sembra non avere alcun limite, alimentando la tensione e un clamore mediatico che alla Procura è forse utile a nascondere qualche ingombrante scheletro dentro l’armadio. Pochi giorni fa la città di Bologna si è trovata privata di due attivist* a cui è stato applicato il divieto di dimora, da ieri invece altre 5 persone si trovano agli arresti domiciliari. Cercando anche noi di entrare a volto scoperto e a mani nude al convegno della SPISA con il Ministro Madia e il Rettore Dionigi, siamo stati spintonati e manganellati con una violenza le cui immagini fecero immediatamente il giro d’Italia. Come hanno fatto recentemente il giro d’Italia le immagini delle cariche scellerate alla Festa dell’Unità di Bologna con presente Matteo Renzi. Ma come da qualche anno accade, nei tribunali evidentemente i fatti e le proporzioni non contano nulla: per il triangolo Partito Democratico/Procura/Questura conta solo annientare ogni forma di opposizione. Non ci riusciranno con gli arresti domiciliari o allontanando da Bologna chi ha qui i propri affetti e i propri progetti di vita. E’ per questo che abbiamo aderito alla campagna ‪#‎LibertàDiDimora‬. E’ per questo che alle 18.00 saremo in Piazza Verdi a chiedere la libertà per tutt*!

Làbas Occupato – Cs Tpo

La violenza, le denunce e gli arresti non fermeranno le lotte contro il sistema Pd

Ancora una volta compagni e compagne militanti del movimento sono costretti agli arresti esattamente come era capitato ad altri attivisti nei mesi scorsi.

Non è la disoccupazione, la precarietà, non sono i senza casa, i giovani senza alcun futuro, non una società pervasa dalla disperazione ciò che deve preoccupare “ordine pubblico” ma deve esserlo chi vi si oppone, chi agisce il conflitto, chi fuori dalla politica spettacolo dei salotti televisivi decide di impossessarsi della propria vita e non si piega all’arroganza.

Mentre il Partito della Nazione sta smantellando la Costituzione, i diritti nel lavoro, la scuola, a Bologna come nel resto del paese si sviluppa in una repressione ideologica, culturale e poliziesca. In questa città, il dissenso politico viene colpito con le bastonate della polizia, come avvenuto alla Festa de L’Unita’ domenica scorsa, e con arresti e provvedimenti di allontanamento.

La città deve sapere che queste lotte contro il sistema PD fanno parte di una reale critica politica e sociale a un sistema di potere che anche in questa città è espressione degli interessi degli speculatori, del padronato, delle banche, delle grandi coop che sfruttano le lavoratrici e i lavoratori.

E’ necessario sviluppare e organizzare l’opposizione concreta a queste  consorterie che fanno affari sui beni comuni, privatizzano il welfare e aziendalizzano la scuola pubblica, in linea con quanto richiesto dalla UE con le peggiori ricette dell’ordoliberismo.

Ross@ Bologna è a fianco tutte le compagne e i compagni che da mesi sono sottoposti a queste misure fasciste, nella solidarietà militante e nelle future e imminenti iniziative di lotta. E aderisce alla campagna #LibertàDiDimora.

Ross@ Bologna

In piazza per esprimere la nostra solidarietà agli attivisti di Hobo colpiti qualche giorno fa dai divieti di dimora e ieri dagli arresti domiciliari. Come recita l’appello diffuso dalla campagna ‪#‎LibertàDiDimora‬, che sottoscriviamo: “L’autoritarismo si espande, conquista spazi, prova a imporsi a tutti i livelli. Le libertà d’espressione, di azione e di movimento sono sempre più soggette a restrizioni. Bisogna dirsi solidali perché ciò significa rendersi responsabili gli uni degli altri e costruire reti, sostenendo i comuni fini che ci muovono, cioè il comune desiderio di costruire un mondo completamente diverso”.

Vag61

Solidarietà al collettivo Hobo.

Esprimiamo solidarietà al collettivo Hobo fatto oggetto in questi ultimi giorni di una forte aggressione repressiva da parte di questura e procura della città. Dopo il divieto di dimora anche gli arresti domiciliari vengono applicati nel goffo tentativo di criminalizzare percorsi di lotta e giusta contestazione ai responsabili governativi della devastazione e sofferenza sociale.
La stretta repressiva incorso a Bologna non farà arretrare di un solo metro le lotte che determinate e rabbiose continueranno ad avanzare nella direzione della giustizia sociale e della liberazione dagli effetti della crisi.

Liberi tutti, libere tutte… subito!

Collettivo Universitario Autonomo

Con queste righe vogliamo esprimere solidarietà e vicinanza ai compagni e alle compagne di Hobo che in questo momento si trovano sotto attacco da parte della questura e dalla magistratura bolognese. Chi ha compagni non rimarrà mai solo. È proprio con questa consapevolezza che la lotta deve andare avanti e i percorsi dei compagni privati della libertà continuare.

La repressione verso chi lotta ogni giorno nei territori contro questo sistema di sfruttamento e devastazione continua, sempre più collettivi e compagni vengono attaccati per il loro impegno nelle lotte sociali di questo paese. Vorrebbero ridurci al silenzio, farci paura, metterci fuori gioco, ma stanno facendo i conti con qualcosa che non possono e non potranno mai controllare, una sete e una fame infinita di farla finita con lo stato di cose presenti, con le ingiustizie e la soprafazione.

I continui attacchi del PD al sistema scolastico, ai lavoratori e agli occupanti di casa sono funzionali al mantenimento del sistema capitalista attuale, che per mantenersi in piedi ha bisogno di mettere insieme la classe politica, imprenditoriale e la malavita organizzata. Questa la formula e il bottino sono i nostri soldi, quelli anche dei “cittadini per bene” che si indignano davanti alla “violenza” di chi lotta per vivere e per non farsi mettere i piedi in testa dai propri sfruttatori.

In questo momento in cui ogni dissenso viene messo sotto attacco e in nome della pace sociale e di Expo anche il diritto di scioperare viene a meno è giusto e necessario ribellarsi, prendere parte e organizzarsi, stando nelle lotte e organizzandosi nelle contraddizioni.

“Avanti così, la strada è quella giusta: attaccare il Pd è possibile, attaccare il Pd è necessario”

Francesca, Francesco, Ivan, Parvis, Loris e Gigi liber* tutt*, liber* subito!

Autonomia Diffusa Ovunque

Appoggio ai compagni di Hobo arrestati

Le forze del capitalismo globale non tollerano che le proteste acquisiscano la consistenza di tumulto. L’ Universidade Nômade Brasile esprime solidarietà e costernazione di fronte gli arresti dei compagni del colletivo Hobo, arresti dirette a tacere e neutralizzare quelli che si organizzano politicamente. Cosi è in Italia comme in Brasile. In Italia, il governo Renzi si sostiene per mezzo di un misto di strumenti di contenzione, controllo e repressione diretta, assicurando cosi che un´ ordine economico di austerity e super-sfruttamento non sia minacciato. In Brasile, il governo Dilma allo stesso modo si sostiene per mezzo di una combinazione di biopotere, che punisce individualmente e sparge una cultura della paura colletivamente. Sapiamo come funzionano i mecanismi: dopo il potente ciclo di giugno di 2013 in Brasile si sono aperti vari indagini e reti statali di spionaggio, per coprire tutte le forme di militanza, cosi aggiungendosi ad un sistema penale già orienttato al’ incarceramento di massa, tortura e esecuzioni sumarie dei poveri e neri.

UniNômade Brasile

Sono passate poche settimane da quando la corte Europea ha condannato l’Italia per le torture della Diaz durante il G8 di Genova.

In queste stesse poche settimane abbiamo visto i manganelli sulle braccia e sulle teste dei professori che contestavano Renzi e dei massesi che ripudiavano Salvini, diversi provvedimenti cautelari contro compagne e compagni in diverse città d’Italia, un imponente tentativo di criminalizzazione di ogni dissenso.

L’arroganza del potere sta crescendo esponenzialmente, il modello Expo afferma che il neoliberismo è l’unico mondo possibile, il sistema mafioso PD sostiene che non esiste nulla al di fuori di esso, il governo Renzi dichiara che non sarà tollerata alcuna critica e niente che rischi di “far fare brutta figura” alla casta che governa. Vale per i lavoratori della Scala ricattati per lavorare il primo maggio, per quelli dell’ATM precettati per non scioperare nei 6 mesi dell’esposizione universale, per gli scrittori che sostengono la legittimità del sabotaggio, per gli artisti che esprimono la propria opinione, per tutti quelli bollati di “disfattismo” quando non sono d’accordo con gli interessi del potere, come nelle peggiori tradizioni fasciste.

Nell’ultima settimana a Bologna questa arroganza ha messo in mostra i suoi muscoli: un’occupazione che parlava di un modo sostenibile di nutrire il pianeta per davvero è stata sgomberata dopo pochissime ore, i professori che presidiavano sotto un convegno di Renzi sono stati menati a sangue, due compagni del collettivo Hobo si sono visti notificare due provvedimenti di divieto di dimora a cui sono seguiti 5 arresti domiciliari cautelari per la contestazione al ministro Madia all’università.

Esprimiamo la massima solidarietà alle compagne e ai compagni di Hobo e tutti quelli che si organizzano ogni giorno per combattere l’arroganza del potere neoliberista e i suoi interessi mafiosi e speculativi che calpestano dignità e libertà.

Francesca, Francesco, Ivan, Parvis, Loris e Gigi Liberi subito! #LibertàDiDimora, #Liberitutti!

CS CANTIERE

 

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