Il miserabile fallimento di un rettore piccolo piccolo

Il miserabile fallimento di un rettore piccolo piccolo

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11146510_1618216608453250_524762739285506439_nCi sono passaggi in cui a contare innanzitutto non è chi vince ma chi perde. Le elezioni per il rettore dell’Università di Bologna sono state uno di questi passaggi. A uscirne duramente sconfitti sono Ivano Dionigi e la sua amministrazione. Per essere più precisi, si è trattato di una sorta di referendum a favore o contro l’ormai decaduto Re-ttore. L’esito è sotto gli occhi di tutti.

Non si tratta di personalizzare la questione: in questi anni, infatti, Dionigi ha rappresentato non solo se stesso e la sua inetta viltà, ma un intero sistema di potere. Quello che ha fatto lo abbiamo detto e ricordato tante volte che ormai è inutile ripeterlo. Il punto è che l’amministrazione Dionigi ha incarnato il modello di gestione del PD applicato all’azienda universitaria, fatto di concentrazione del potere verso l’alto, nessuna idea di modelli formativi, precarizzazione e sfruttamento spinti, smantellamento dei diritti a favore delle lobby di interesse, collusione strutturale con Legacoop, rendita e speculazione, tentata chiusura di ogni spazio di dissenso. È questo modello a essere stato sconfitto. Attenzione, non per via elettorale, al più questa ne rappresenta un suggello simbolico. Questo modello e questa amministrazione sono stati sconfitti da anni di lotta e radicata opposizione, da chi in modi diversi non ha piegato la testa di fronte al Re-ttore, non è arretrato di un millimetro, non si è mai piegato ad accordi di comodo, ha cercato di conquistare spazi e non ha restituito nulla.

Cosa farà il nuovo rettore? Innanzitutto deve riconoscere il fallimento di chi l’ha preceduto, di aver vinto perché i suoi avversari, per quanto favoriti alla vigilia, sono stati sconfitti per la collusione con l’amministrazione Dionigi. Poi, negli incontri pubblici, si è preso degli impegni precisi, ne citiamo due: opposizione senza se e senza ma al progetto renziano della “buona università”, mai più polizia negli spazi dell’Unibo. E aggiungiamo: ha subito l’occasione di segnare una discontinuità vera, stracciando il progetto Staveco pensato a uso e consumo dei palazzinari. Lo farà? L’unica cosa certa che sappiamo è cosa faremo noi, perché è quello che abbiamo sempre fatto: agire dentro e contro l’azienda-Unibo, per costruire dalle macerie una nuova università. Lo faremo in tanti, con il corpo vivo dell’università che pulsa, pensa e si agita in forme spesso invisibili sotto l’apparente calma piatta dell’ateneo. È fatto di studenti, lavoratori, precari, docenti. È fatto di chi sa che il tempo della promessa è finito.

Quando diciamo che attaccare il sistema di potere del PD è possibile e necessario, non stiamo esprimendo una speranza. La materialità di questa affermazione assume oggi il volto sconfitto e fallito di Dionigi, l’inutilità del suo servilismo, l’estrema fragilità del suo potere che pretendeva di essere assoluto. Ora che i suoi padroni l’hanno scaricato e ha dovuto dire addio insieme a Palazzo Poggi anche a Palazzo d’Accursio, annuncia un anno sabbatico. Dietro quel volto c’è il PD cittadino, dietro quel volto c’è Renzi. Ecco, diciamola così: uno per uno, vi manderemo tutti in sabbatico a vita. Ma certo non ve lo pagheremo noi…
Ancora una volta: avanti tutta e all’attacco!

Hobo – Laboratorio dei saperi comuni

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