“Per vincere le paure lottare diventa indispensabile”

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Durante il presidio di ieri davanti alla prefettura, convocato per denunciare il licenziamento di 8 lavoratori/lavoratrici per ragioni politiche poi mascherate dalla controparte (Mr Job e Yoox) abbiamo intervistato Aldo Milani (coordinatore nazionale SiCobas ).

La situazione specifica va infatti letta all’interno di un quadro nazionale e di una tendenza sempre più palese di repressione e negazione di ogni forma di dissenso.

 

Ci spieghi un po’ la dinamica che ha portato dalla sospensione al licenziamento di questi 8 lavoratori?

La situazione è rimasta in stallo per un anno e mezzo però con condizioni di lavoro differenti tra i lavoratori S.I.Cobas e gli altri, questo per far vedere che “quelli del S.I. Cobas non lavorano di meno rispetto agli altri..”.

La nostra battaglia infatti fondamentalmente era per la riduzione dei ritmi: prima c’erano ritmi di un certo tipo che altri lavoratori già accettavano perchè l’elemento del ricatto all’interno dell’azienda era ed è molto forte.

La nostra forza poi è ulteriormente diminuita quando anche tra i nostri lavoratori sono nati dei contrasti: spesso si dava spazio a problemi personali quando in realtà tutti erano sotto la stessa condizione di ricatto, tutti potevano essere licenziati. L’isolamento dei lavoratori S.I.Cobas, una specie di confino all’interno del posto di lavoro, ha fatto si che nascessero anche tra noi futili discussioni, uno diceva una cosa, uno un’altra, ecc.

Alla fine hanno separato le lavoratrici S.I.Cobas dalle altre lavoratrici e noi non capivamo nemmeno se fossimo riusciti ad ottenere davvero il risultato della riduzione dei ritmi, ormai diventato risultato stabile, diciamo ottenuto “all’infinito”. Chi ha deciso questi licenziamenti ha aspettato la definizione della prima fase: quella giudiziaria.

Una volta sporta denuncia, mentre si tentava di capire se la cosa poteva essere allargata all’insieme delle parti, ai capi e all’azienda, e, una volta definito che si andrà a processo a ottobre (processo comunque limitato alla sfera di quelli che potevano essere coinvolti direttamente nella vicenda) hanno proceduto con questa operazione di licenziamento.

Si è passati anche alla farsa con due incontri in prefettura, una loro strategia.

Ci hanno fatto parlare pensando che volessimo solo farci riconoscere, in realtà prendevano tempo per poi agire ad agosto, quando ovviamente ci sono meno lavoratrici.

Si sono poi messi in una condizione a loro favorevole scaricando una buona parte dei lavoratori sospesi, cosa che in altre parti sarebbe risultata inaccettabile.

Per far si che la cosa venga accettata devi mettere in piedi 300 lavoratori contro una quarantina, oppure tutti contro gli 8 da licenziare; potrebbe sembrare una cosa difficile ma in una situazione in cui o fai così o vieni licenziato non lo è stato.

Le paure che esistono all’interno dell’azienda, in primis quella del licenziamento, non avendo noi sondato la situazione in una prima fase, sono diventate elementi persistenti: perdere il posto di lavoro del resto significa perdere quegli 800, 900 euro necessari, compresi di straordinari, nonostante il contratto nazionale parli di 1300 euro netti al mese.

Anche le condizioni esterne hanno sviluppato una situazione favorevole all’azienda, i vari licenziamenti nel settore hanno dato la possibilità di dire: “vabè, visto che c’è la possibilità di andare in questa direzione, licenziamo direttamente”.

 

Questa situazione si riscontra solo a Bologna o anche su un piano nazionale?

Il piano è sicuramente nazionale, certo loro hanno un peso, ma basta guardare l’Emilia Romagna con i vari licenziamenti a Modena, i 14 lavoratori alla Mirror, i lavoratori della Carpisana e tanti altri.

Penso che questa sia la prova che possiamo essere sconfitti anche sotto questo punto di vista, quello dei licenziamenti.

Questo è sicuramente un elemento da cui ripartire a cui diamo molta importanza infatti se perdiamo si instaura l’idea che è possibile sconfiggere i lavoratori che combattono contro questo sistema minacciandoli o licenziandoli direttamente. Riteniamo doveroso che si apra subito una campagna: saremo presenti tutti i giorni davanti l’azienda e partiremo a settembre/ottobre chiedendo una piattaforma nazionale, visto che a dicembre il contratto nazionale scade.

Stanno facendo i conti senza l’oste, non possiamo perdere questa battaglia, sarebbe un pessimo segnale per tutto l’interporto di Bologna.

Ci sono poi altri aspetti che hanno portato al licenziamento, infatti nelle settimane precedenti una cinquantina di lavoratori della Geodix, una vicina azienda della stessa cooperativa, si sono iscritti al nostro sindacato e questo li avrà portati a pensare: “Se manteniamo questa condizione, anzichè essere sconfitti questi si stanno allargando, chiediamo allora subito il licenziamento così diamo un forte segnale di paura”.

Fin’ora lotte non ce ne sono state ma è palese sia sul piano territoriale che su quello nazionale che è in corso un attacco alla libertà di sciopero: appena scioperi, appena protesti, ti tagliano le gambe.

Nello specifico questo è anche uno dei settori dove le lotte si fanno ed è chiaro che cominci a colpire dove puoi far più male; ora ci stiamo espandendo verso i metalmeccanici ed altri settori, diventa quindi fondamentale per la controparte invertire la situazione il prima possibile. La logistica è un settore particolare ed importante: la Relazione Servizi al parlamento, che in passato parlava solo di terrorismo ecc…, oggi tocca il terrorismo a malapena e parla sopratutto di logistica, di migranti e delle loro lotte, ci saranno 7/8 pagine solo su questo, significa che certe questioni stanno assumendo rilevanza anche a livello nazionale.

La Yoox non dipende strettamente dal piano nazionale, però il clima è sicuramente questo. Intuiamo facilmente come più abbiamo presa, più allarghiamo la nostra sfera di influenza, più gli attacchi saranno maggiori. Tornare a lottare diviene fondamentale in questa situazione che è una delle peggiori ma che potrebbe diventare il punto di riferimento per altre situazioni della logistica: per vincere le paure lottare diventa indispensabile.
Quindi quali sono le vostre prossime tappe?

Come prima risposta abbiamo pensato a 2 giornate nazionali S.I.Cobas per i primi di ottobre: una giornata tratterà il tema della repressione e cassa di resistenza dei lavoratori, l’altra quello della lotta sul piano nazionale del contratto nazionale della logistica.

Pensavamo inoltre dato che il 26 settembre a Bologna è stata già lanciata una manifestazione per la libertà di dissenso “Bologna della libertà vs Bologna della paura”, sarebbe buono anche trattare il tema della repressione nei confronti dei lavoratori e dei migranti: qual è la repressione maggiore se non quella sui migranti? Vengono lasciati morire in mare e nelle nostre galere.

E’ necessario legare la lotta che stiamo svolgendo su un piano strettamente aziendale ad una questione più politica su immigrazione e forza lavoro.

Siamo quindi pronti per metà settembre a lanciare un’inziativa nazionale sulla questione immigrazione, sugli sbarchi, sulla forza lavoro e sulla questione dei vari confini nazionali: è un tema esplosivo, metteremo all’ordine del giorno una manifestazione su questo e la settimana dopo le due giornate precedentemente citate.

 

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