Loro impaurirsi e punire, noi blocchiamo tutto!

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Il 18 dicembre 2012 un nutrito picchetto bloccava il punto vendita Ikea di Casalecchio. L’iniziativa era stata convocata qualche giorno prima da un’assemblea a Scienze Politiche, organizzata da studenti e precari insieme a lavoratori del Si Cobas della Tnt e del deposito Ikea di Piacenza, da tempo in lotta contro le infami condizioni di sfruttamento cui venivano sottoposti negli hub della logistica. Non si trattava di semplice solidarietà, ma innanzitutto del tentativo di costruire un terreno comune di lotta tra soggetti che in forme diverse condividono le medesime condizioni nella crisi, la medesima necessità di combatterle, i medesimi nemici. È quella composizione comune che quel 18 dicembre ha partecipato alla giornata “Blocchiamo Ikea!”, così come ai tanti picchetti nei mesi prima e negli anni successivi in tutta la regione.

Il picchetto fu violentemente e ripetutamente caricato da carabinieri, come sempre schierati insieme ai funzionari di Digos e polizia a difesa degli interessi dei padroni della crisi. Tuttavia, nonostante le manganellate e la brutale violenza delle forze dell’ordine, il picchetto riuscì a resistere con determinazione, ottenendo il blocco del punto vendita. Soprattutto, quell’iniziativa ha avuto un ruolo importante nella battaglia al deposito Ikea di Piacenza, che da lì a pochi giorni raggiunse una vittoria che, ancorché parziale, fu di straordinario valore nell’estensione del ciclo di lotte dei lavoratori della logistica.

Oggi sono arrivate le sentenze di primo grado contro nove compagni e compagne che quel giorno, insieme a tanti e tante, resistettero alle cariche. Due nostri compagni, Loris e Gigi, sono condannati rispettivamente a 8 e 9 mesi di reclusione (quest’ultimo senza la sospensione condizionale della pena), le altre condanne vanno da diversi mesi all’anno e 10 mesi. La durezza delle pene mostra, per chi ancora avesse qualche dubbio, da che parte si collocano giudici e tribunali nel conflitto tra chi la crisi l’ha creata e chi la subisce. Va al contempo sottolineato che è stato in buona parte smontato il castello accusatorio del pubblico ministero Antonello Gustapane, tra i più noti inquisitori politici delle lotte e dei movimenti a Bologna, che nella sua requisitoria aveva chiesto pene dai 2 anni e 3 mesi fino ai 3 anni e mezzo (!).

Nel rivendicare la piena legittimità sociale di quell’importante giornata di lotta, vogliamo rilanciare in avanti la sfida che davanti ai cancelli della logistica si è materializzata: la possibilità di costruire un terreno comune e ricompositivo tra i molteplici soggetti della crisi, senza il quale i conflitti sono destinati alla semplice vertenza settoriale. Le condanne di oggi dimostrano che è proprio di questo che la nostra controparte ha paura. Ed è dunque questa la strada giusta da seguire, con tranquilla e implacabile determinazione.

Quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa dovere! Avanti!

Hobo – Laboratorio dei saperi comuni

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  • Robespierre

    Visto che la questione centrale erano le condizioni di sfruttamento dei lavoratori un articolista attento avrebbe dovuto specificare nel dettaglio quali erano queste condizioni, quante ore di lavoro per che stipendio, in modo che il lettore stesso potesse formarsi un’opinione. Una dimenticanza davvero grave.

    • Paciullo

      Si sono fumati il materiale cartaceo, comprendili.