Matteo ti facciamo a pezzi!

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Per l’ennesima volta, questa mattina il fascio-leghista Salvini ha tentato di mettere piede nella nostra città. Come nelle altre occasioni, è stato duramente contestato e alla fine se ne è andato via solo con la scorta. Le decine di camionette e le centinaia di celerini mobilitati mostrano infatti, una volta di più, la completa assenza di legittimità sociale di Salvini. Oggi il fascio-leghista è stato ospite del rettore Ubertini, che dopo essersi già distinto per la militarizzazione dell’ateneo e le misure disciplinari contro gli studenti che hanno contestato Panebianco, ora arriva addirittura ad aprire le porte della nostra università a un leader razzista e xenofobo.
Dalla prima mattina abbiamo presidiato il rettorato e via Zamboni, dove nonostante gli annunci Salvini non ha avuto coraggio di mettere piede. Ha scelto di andare a farsi qualche selfie a Ingegneria, cercando di approfittare della lontananza dalla zona universitaria. Lo abbiamo raggiunto anche lì, bloccando prima viale del Risorgimento e poi provando a entrare dall’ingresso di via Vallescura. Qui abbiamo forzato il cancello che la polizia aveva chiuso: è quindi partita una violenta carica della celere, in contemporanea alla carica avvenuta all’altro ingresso. Nel frattempo, alcuni studenti sono riusciti a entrare nella facoltà di Ingegneria, contestando Salvini, ancora una volta salvato dagli agenti della digos. Ma non ci può essere tregua per il leader fascio-leghista finché sta nella nostra città: intercettato su via Saragozza, la sua auto blu – pagata con i nostri soldi – è stata bersagliata di uova e verdura, e ancora una volta Aurelio ha coperto l’ignominiosa fuga di Salvini.
La lunga mattinata di lotta si è conclusa alla Feltrinelli sotto le due Torri: raccogliendo l’invito di Salvini a “svuotare le librerie”, abbiamo ripulito il negozio dal suo libro “Secondo Matteo”, ridotto in brandelli e affidato all’unico luogo che lo può ospitare, cioè la pattumiera della storia.

 

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