Deresponsabilizzare il sistema ovvero la via dell’accettazione

Deresponsabilizzare il sistema ovvero la via dell’accettazione

Condividi
Share on Facebook0Tweet about this on Twitter0share on TumblrPin on Pinterest0Google+0Email to someone

Stamattina sul suo sito online il Corsera pubblica un’inchiesta del fedele paggetto Dario Di Vico, dal titolo “La generazione rebus dei giovani – nè né -“, in cui l’editorialista sferra un attacco diretto alla composizione giovanile, in particolare verso coloro che si trovano nel limbo del “non lavoro né studio”.

Un ottimo lavoro, che dire.

Lo sforzo intellettuale è notevole, l’opera di ricerca di categorie è addirittura stucchevole!

Riassumiamo il ritornello del Corsera in due parole.

Ci sono due tipi di neet: quelli che cercano di combattere il neettismo attraverso l’accettazione del sistema di potere e di valori ai quali sono destinate tre strade, e quelli che non ce la faranno mai, perché ontologicamente e geneticamente destinati al neettismo e all’esclusione sociale.

E allora: Quo vado?

La prima strada è il volontariato. Un’opzione di ripiego al vero lavoro, accettabile sia dall’opinione pubblica che dalle famiglie, perché seppur non si è stati in grado di trovare un’occupazione redditizia almeno si dà tutto in cambio di nulla. È un gioco disgustoso e perverso che trasforma la solidarietà in una forma di lavoro a reddito psicologico (e quindi negativo!) dove a essere messa al lavoro è l’anima, l’apertura verso l’altro, e a divenir salario sono la sofferenza e la soddisfazione nell’alleviarla (nel volontariato umanitario) , o peggio, la promessa di poter spendere in giro per il mondo il marchio Expo.

La seconda è rappresentata dallo sport: una micro-comunità di mitomani e ragazzi viziati che lotta “contro la ghettizzazione” con i soldini di mamma e papà, sui quali le Questure di tutto il mondo vantano il sacrosanto diritto di correzione e rieducazione. Meno nobili perché a volte violenti, iperprotetti dalle famiglie, passivamente dipendenti dai genitori e disorientati dal proprio futuro.

La terza via è quella dei precari, coloro che volontariamente entrano ed escono dal mercato del lavoro, la cui indecisione inquieta, che a volte rubano al fisco e troppo spesso sfruttano il residuo di welfare familiare.

Il paggetto Di Vico è furbo: per conservare il potere serve che le sue armi siano sempre affilate, perché se il banco salta il primo sconfitto è il croupier.

E allora giù ad attaccare i figli “choosy” , le sanguisughe del welfare familiare. Sappiamo bene perché proprio oggi debba prendere legittimità quest’ orizzonte discorsivo. È una tattica che conosciamo:  creare un diversivo, un soggetto scroccone su cui concentrare il dibattito per legittimare le azioni del vero predatore. Quando attaccare se non ora, proprio mentre il governo Renzi va all’assalto del risparmio, attraverso il salvataggio del banche, il job’s act e della riforma delle pensioni?

Resilienza all’apatia, la strada da percorrere. Accettare tutto! Il motto da interiorizzare.

Se sui primi Vico imprime il comportamento da adottare, sui secondi mostra il volto innocente e la mano insanguinata del sistema di potere, quella del razzismo che dalle testate dei giornali si fa corpo in università e nel tessuto sociale  che concatena le parole di Panebianco al corpo senza vita di Emmanuel.

Sono i neet endogeni, i figli di immigrati, la feccia giovanile, quelli che restano impantanati nel sistema scolastico o peggio nelle periferie senza futuro, i figli delle carogne che non sono nemmeno in grado di promettersi l’amore eterno o di mantenere uno straccio di lavoro, quelli che non si integreranno mai, a prescindere dalle condizioni esterne del mercato del lavoro, non perché non vogliono  ma perché non possono, perché incatenati a un patrimonio genetico- sociale di rango inferiore.

Ringraziamo Darietto per aver confermato ciò che abbiamo imparato nelle lotte di tutti i giorni, cioè che la tattica sia di dividerci e di metterci l’uno contro l’altro, i neet buoni dai neet feccia, i giovani dai vecchi, e che la strategia sia l’attacco messo in atto dal Partito della Nazione

alla composizione giovanile e al ceto medio impoverito in un contesto di crisi permanente, dove ai penultimi in cambio dell’inclusione è chiesta la testa degli ultimi.

Dalla preoccupazione scientifica nel definire e distinguere la composizione giovanile e nel metterla contro i precari impoveriti di prima generazione annusiamo la paura che aleggia tra le sfarzose stanze del re e della sua corte. Paura dei primi che stanno paralizzando la Francia. Paura dei secondi che si sono stancati di essere derubati.

A Darietto diciamo: una buona misura d’occupazione sarebbe che ve ne andaste tutti, e che di politici, scribacchini di corte e professori con l’elmetto non ne resti nemmeno uno.

Dillo ai tuoi amici. Non è un sogno, ci stiamo organizzando!

 

Hobo – Laboratorio dei saperi comuni

Condividi
Share on Facebook0Tweet about this on Twitter0share on TumblrPin on Pinterest0Google+0Email to someone