Per affondare la Concordia-PD e la scialuppa di capitan Spritz

Per affondare la Concordia-PD e la scialuppa di capitan Spritz

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La sopravvivenza nella politica dei partiti è spesso legata a questioni a prima vista poco rilevanti: fammi un firma qui, votami là, appoggiami nel tuo comizio e altre capriole e astuzie di scarso interesse. Si tratta di mantenere salda la poltrona nelle tempeste o meglio utilizzare le tempeste per rafforzare la propria posizione e avere la possibilità di distribuire le poltrone ai propri vicini.

E’ quello che sta succedendo nel PD bolognese in questi giorni, con capitan Merola a dirigere il coro.

Dopo la vittoria schiacciante del NO al referendum che, piaccia o meno ai patiti del merito, si è tradotta in un forte rifiuto al governo Renzi, Merola è stato costretto a rimettere nell’armadio il vestito nuovo per il (non più) futuro Senato e ritrattare l’appoggio a Renzi (dopo un ping-pong lungo una vita tra bersaniani, renziani e altre figure mitologiche) per conservare la posizione di comando in città. Mentre la nave affonda, il sindaco dello Spritz, scappa in fretta e furia su una scialuppa per non andare a fondo.

Ma facciamo i seri: cosa sta succedendo nel PD bolognese e perchè pensiamo sia importante costruire un ragionamento che vada a guardare il micro di Bologna all’interno di una ridefinizione degli assetti del macro nazionale?

Bologna insieme a poche altre province dell’Emilia e della Toscana è fra le uniche ad aver visto una (seppur risicata) vittoria del Sì. Non è così sorprendente, né affatto complicato capirne i motivi: sono luoghi in cui il sistema di potere PD-Legacoop è storicamente radicato e tocca ogni ramificazione della vita quotidiana dei suoi abitanti, unita all’esistenza di figure intermedie tra governo del Paese/PD nazionale e popolazione a fare da filtro con le istanze dei due poli, evitando in questo modo che conflitti sociali più o meno radicali emergano del tutto, facendo leva su un compromesso mistificato.

E’ però necessario fare dei distinguo e guardare al voto più da vicino. La prima cosa che salta all’occhio è il costante restringimento della zona “rossa”, a questo giro è saltato fra gli altri il feudo ferrarese, complice sicuramente la scure del Salvabanche che in quella zona ha mietuto molte vittime ricevendo, come era possibile immaginarsi, un acceso odio verso il governo che l’ha prodotto. A Bologna è mancato sicuramente il voto di gran parte degli 80mila studenti, perchè in maggioranza fuori sede, che vivono la città e sulle cui teste il governo cittadino specula, fa affari e si arricchisce in cambio di una vivibilità sempre più colpita da rinunce. Se più dell’80% dei giovani ha infatti votato NO, è lecito pensare un ben altro peso degli studenti universitari se avessero votato in città.

Lo stesso non si può dire per il blocco militante ex-PCI, vero volano del Sì bolognese che, ancorato ad una concezione di fedeltà al partito, ha votato compatto per il Si-gnor Renzi. 70-80enni uniti per il “cambiamento”. Potrebbe far ridere ma è la realtà dei fatti…

Nonostante tutto si può comunque ritrovare anche a Bologna quella linea di classe che si rispecchia a livello nazionale: nelle zone popolari ha infatti vinto il No (vedi Bolognina) o comunque la distanza tra il Si di partito e il rifiuto del No è stata di poche centinaia di voti anche laddove il Sì l’ha spuntata.

Ma tanto é bastato a Merola per uscire dal coro e fare il timido ruggito del vincitore in una nave alla deriva, cercando di ritagliarsi un ruolo da protagonista. Ed ecco che l’eterno ritorno dell’Ulivo torna a farsi spazio nella (poca) fantasia dei militanti “democratici” come soluzione ai problemi, o meglio come maschera “buona” da contrapporre ai mille giorni di politiche lacrime e sangue del governo Renzi. Una maschera che già negli anni ha avuto modo di svelare il vero volto, l’unico, della continuità nella razionalità neoliberista di misure anti-popolari e a sola difesa di banche, confindustria e finanza. Un tentativo tanto stupido quanto debole di uscire dalla porta per rientrare dalla finestra.

Conosciamo Merola nelle sue varie trans-formazioni a cui ha dato lustro in questi anni, al di là delle retoriche pro l’una corrente o l’altra la sua iniziativa politica si è sempre dimostrata contro ogni forma di libertà che si costruiva in città e contro gli oppositori dei mandanti di politiche opprimenti.

Il NO del 4 dicembre ci dice prima di tutto che la ferita che si è aperta tra la composizione sociale e la fiducia nelle istituzioni, spesso e volentieri rappresentate dal PD, non è rimarginabile, e non si tratta di una questione di correnti e correntine. Constatarlo, lo ammettiamo, ci dà un gran piacere.

Il maldestro tentativo di uscire dal pantano tentato dal PD, che qui da Bologna tenta di aprire nuove strade (il 19 dicembre si troveranno a parlarne con Cuperlo e Pisapia tra gli altri) non deve intenerire quanti hanno già espresso un forte NO, così come il guardare ad un volto più “sociale” (sempre a parole) come fronte-meno-peggio rispetto ai barbari alle porte delle ultime roccaforti, sarebbe cadere in trappola. Molti ci sono già cascati durante le ultime amministrative e i risultati si possono vedere, sono sotto le macerie.

L’impegno è di finirla definitivamente col PD, qualsiasi forma prenda, perchè sappiamo che solo i mostri si trasformano.

Noi ci conteremo tra i barbari.

 

Hobo – Laboratorio dei saperi comuni

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