Della miseria dell’ambiente accademico e i suoi baroni. Parte seconda

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E’ di pochi giorni la notizia, circolata su tutte le testate nazionali e locali, dell’avvio di procedimenti penali con annesse misure cautelari a vario titolo, per una serie di docenti universitari di alcune università italiane. L’accusa è quella di aver truccato ripetutamente concorsi pubblici per l’abilitazione all’insegnamento, una condotta che, come è risaputo, è parte costitutiva del sistema accademico, ne garantisce la riproduzione baronale, favorendo la chiusura di questo ambiente e l’esclusione di chi non è asservito – per scelta o per status – alle sue logiche.

I fatti dunque non suscitano scalpore, almeno in chi questo sistema accademico misero lo attraversa quotidianamente. E questa atmosfera della miseria che aleggia nei corridoi delle facoltà, si affianca alla principale conseguenza derivante dalle caratteristiche di questo sistema: la produzione e la riproduzione di un sapere completamente asservito a quella che viene definita scientificità e neutralità della conoscenza ma che nei fatti si traduce nella costruzione delle basi teoriche e ideologiche di oggi per le politiche di macelleria sociale, impoverimento e guerra di domani.

Non a caso, l’Università di Bologna è conosciuta per i suoi illustri baroni, tra i quali figura un importante teorico della guerra, Angelo Panebianco, nonché editorialista del corriere della sera, il quale a più riprese dall’alto del suo sapere neutro è stato portatore di principi guerrafondai e razzisti. Tant’è che di fronte ad una serie di contestazioni ricevute dall’illustrissimo professore da parte di alcuni studenti durante le lezioni e di fronte al suo ufficio, il misero sistema accademico non perse tempo a difendere il suo barone in nome della liberta di insegnamento, condannando invece gli studenti con alcune misure disciplinari ai sensi del nuovo Codice Etico della misera accademia.

Il codice etico è un regolamento sperimentale nato nel 2014 in seguito ad una mobilitazione che aveva visto uniti gli studenti e i lavoratori dell’università; in quella lotta venne messa a dura prova la credibilità del marchio  Unibo, un’azienda che era arrivata a pagare i suoi lavoratori 2,80 euro all’ora. Esso si applica a tutti i soggetti che abitano l’università e deve tutelare il buon nome dell’Almamater studiorum da chi al suo interno può potenzialmente denigrarlo.

Nel giro di pochi anni le misure disciplinari contro gli studenti sono state comminate dall’organo preposto a farlo ossia il celeberrimo Senato Accademico che, no, non è composto da divinità metafisiche, ma da docenti in carne ed ossa. La sospensione degli studenti dalla possibilità di tenere esami per un numero cospicuo di mesi, pur continuando a pagare le tasse universitarie, si rivolgeva a chi aveva deciso di manifestare il proprio dissenso contro la chiusura di spazi di aggregazione e sapere critico.

Sin da subito l’applicazione di questi provvedimenti ha manifestato i suoi effetti giuridici perversi nella misura in cui si fondava su procedimenti penali ancora nemmeno rinviati a giudizio per cui vige la presunzione di innocenza e faceva si che elementi di prova ancora secretati nel giudizio penale, potessero essere invece visionati nel giudizio disciplinare.

Pare che il rettore e i suoi senatori non si fidino proprio dei loro studenti!!

Al contrario i senatori e il magnifico rettore si fidano dei loro baroni e li difendono a spada tratta; abbiamo tutti potuto leggere le dichiarazioni dell’illustre professor Luchetti che non ha alcun dubbio sull’innocenza di chi, in questi giorni, non solo è indagato per corruzione ma è anche sottoposto a misura cautelare custodiale! Insomma pare che gli illustri baroni abbiano a cuore il principio di presunzione di innocenza quando questo è da presumersi per i loro amici corrotti.

A questo punto viene da chiedersi: come mai il rettore Ubertini non ha comminato una misura disciplinare contro chi diffonde principi guerrafondai e razzisti? Come mai gli illustri senatori non si sono recati in procura a chiedere informazioni sui procedimenti a carico dei professori Unibo per comminargli una misura disciplinare?
La risposta la sappiamo tutti quanti, è giunta l’ora di sospendere il rettore e la sua corte di baroni e senatori.

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  • Giuseppe Giudice

    Effettivamente, in base ad un codice etico, il docente condannato potrebbe essere sanzionato anche dall’università di appartenenza. Ma, appunto, vale la presunzione di innocenza. Il punto è che i reati dei docenti si consumano nelle segrete stanze, ma se uno studente, per dire, dà uno spintone a un prof, le telecamere di sorveglianza immortalano tutto…
    Conclusione: C’è del marcio in Danimarca!!!
    Giuseppe Giudice