Non c’è antifascismo senza contrapposizione al PD

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Alcune considerazioni a partire dai giusti fuochi antifa a Modena

Attaccare il fascismo è oggi, come sempre, giusto; capire come disarticolarlo è quanto mai necessario. Venerdì sera gli antifascisti emiliani hanno dimostrato la prassi: attaccare e forzare ogni volta che i topi sotto mentite spoglie mettono fuori la testa. Una serata in cui centinaia di antifascisti hanno praticato l’obiettivo, rovesciato le provocazioni della questura rivendicando con rabbia la libertà di movimento per le vie del centro, rivolto un segnale forte a fascisti e complici in giacca e cravatta. Come è andata la manifestazione ormai tutti lo sappiamo: una carica violentissima che ha ferito numerosi compagni, determinazione, resistenza e contrattacco della piazza, alcuni fermi, i primi piani di qualche telecamera a cocci e vetri sui sacri ciottoli cittadini. Non ci interessa soffermarci oltre. È stato giusto, è stato un alto atto di libertà politica, è stato segno inequivocabile di resistenza e liberazione.

Questa è la strada da seguire ogni qualvolta i fascisti tentano di propugnare le loro idee tossiche nelle nostre piazze, strade e città. Questa è la strada da seguire ogni qualvolta se ne presenti l’occasione.

Ma in questi giorni, così come l’altra sera a Modena, a bilanciare il neo-fascismo c’è l’altra faccia delle squadracce nere, la gabbia del frontismo democratico. Partito Democratico e Partito di Repubblica su questa partita cercano di capitalizzare consensi da spendere sulle schede elettorali, dopo averli riabilitati “perché nell’arena democratica vige il diritto d’espressione”. Per chi conosce la storia, non sarà difficile il parallelismo con l’antifascismo parlamentare da quattro soldi della sinistra storica italiana non più tardi di un secolo fa. Ma, a meno di abbagli, non ci pare di essere tornati nel ’22, e chi, dopo un lungo sonno, accende le sirene di punto in bianco è chiaramente in cattiva fede. L’“allarme” fascismo è allora il comodo lasciapassare per rifarsi una faccia antifascista, da contrapporre di volta in volta alla destra leghista o al Movimento Cinque Stelle di turno.

Questo produce due importanti effetti: da una parte la mediatizzazione di questi gruppi, come successo per esempio a Como, porta nutrimento a queste forme di opposizione, capaci di mistificare il disagio sociale traducendolo in conflitto orizzontale, in patria e difesa dei confini, in razzismo e ignoranza becera; dall’altra la riduzione del campo al “meno peggio”, al “voto utile” e in estrema sintesi alla stabilità dei privilegi dei forti per scampare il pericolo nero.

E allora rompere la gabbia è indispensabile per pensare ad un antifascismo che sappia andare oltre l’inutile piano democratico e sappia, allo stesso tempo, superare la stantìa retorica all’antifascismo-militante-quotidiano usata per non fare mai nulla e per prendere le distanze da una manifestazione come quella di venerdì, salvo poi ovviamente non praticare alcun antifascismo-militante-quotidiano. Un antifascismo che dunque sappia necessariamente parlare con coloro che nella crisi sociale hanno perso ogni riferimento e àncora nella realtà, un antifascismo che parta dalla lotta sulla materialità delle proprie condizioni di vita e non da pur legittimi ideali. Se da una parte la parola d’ordine è un razzista e mistificatorio No Ius Soli, cosa contrapponiamo materialmente dalla nostra parte, oltre al richiamo all’aprile 1945 o al candido antirazzismo?

Essere all’altezza della sfida antifascista significa quindi essere all’altezza della sfida del nostro tempo. È la capacità di contendere i terreni sociali alla controparte, sia essa il Pd che quei terreni li ha devastati attraverso il governo della crisi, sia essa il manipolo fascistoide o fascio-leghista che quella devastazione tenta di usarla per approfondire la frammentazione e mettere un frammento contro l’altro. È la capacità di conquistare terreno sociale quando è ora di costruire, di colpire quando è ora di attaccare.

Questa è la strada che ci sembra abbiano intrapreso tutti i compagni e le compagne di Emilia Antifascista, nella costruzione della manifestazione e nel concreto venerdì sera, sfidando istituzioni locali e nazionali, fascisti che tentano di mettere radici protetti dalla questura e parolai di ogni risma, istituzioni democratiche che tentano di utilizzarli per poter dire “dopo di noi il diluvio”.

In questa terra dove l’antifascismo ha fatto la storia, si è dimostrata ancora una volta l’irriducibilità di una pratica e di un metodo che non si sono lasciate ammaliare da traditori in poltrona o venditori di democrazia un tanto al chilo. Sappiamo di essere dalla parte giusta, per questo continueremo a lottare contro i fascismi e contro coloro che seminano, con le loro politiche, il terreno perché questi crescano.

L’Emilia è e sempre sarà antifascista. E al contempo, sappiamo bene che ora per esserlo concretamente, dobbiamo innanzitutto contrapporci a chi il fascismo l’ha socialmente alimentato. Questo nemico ha un nome e un cognome: Partito Democratico.

Perché il contrario di questa destra non è questa sinistra, ma la costruzione di autonomia e antagonismo.

 

Hobo – Laboratorio dei saperi comuni

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  • David

    Nel 68 italiano ho preso tante manganellate dalla madama con i collettivi del Settimo e del Molinari a Milano. Allora i “fascisti” erano quelli della DC. Sono passati 50 anni e ancora vedo studenti che si mobilitano contro i fascisti moderni che non sono i 4 gatti di casapound ma, ben più pericolosi, i servi delle lobby del pd. E’ triste vedere che nulla è cambiato. E’ triste capire che solo la rivoluzione potrà liberare questo paese dalla feccia che lo governa.

    • Paciullo

      Imbracciamo le armi come le BR Kompagno?

      • David

        Non avreste le palle per farlo. E comunque tra poco ci penseranno coloro che tirano i fili (fuori dalla tua nazione a darvi il colpo di grazia con il fiscal compact (o ve lo siete dimenticato?). il 4 marzo per voi sarà solo pia illusione.

        • Paciullo

          Noi chi? Mica sono un figlio di papà come questi sfigati finanziatori della mafia, dato che gli comprano la droga :-)

          • David

            allora, visto che almeno io li considero tutti uguali, se me lo permetti ti consiglio (se non l’hai già fatto) di mollare quel cesso di paese con quei cialtroni di politici e andartene. Vedrai che musica suoneranno dopo il 4 marzo