Ci hanno preso tutto, non prenderanno il nostro voto!

Ci hanno preso tutto, non prenderanno il nostro voto!

C’è chi si indigna di fronte alla sottrazione dei tanti (sempre di più) dal gioco democratico elettorale. C’è chi pensa che l’astensione significhi abdicare a diritti conquistati dopo tempi di oppressione, che il voto sia il più grande strumento di libertà: tutti siamo uguali nella cabina elettorale, nell’inserire il voto nell’urna abbiamo finalmente la possibilità di valere tutti quanti nello stesso modo ed è quindi giusto far sentire il nostro peso.

Noi invece diciamo che oggi la democrazia è morta. Già da tempo, è sotto gli occhi di tutti. È morta nel Jobs Act, nelle riforme aziendalistiche della scuola e dell’università, è morta nell’asfissiante neutralità dei saperi, nelle case vuote e nella gente senza casa, nei risparmi rubati a tante famiglie per salvare la “vita” di alcune banche, nelle misure “lacrime e sangue” austeritarie dell’Unione Europea, in una generazione derubata dal futuro e dal presente, è morta insieme ai migranti annegati nel Mediterraneo.

È morta nel pallido e insipido Voltaire.

L’appello all’astensione non è nostro. È delle milioni di persone che hanno già scelto, e sempre più scelgono, di disertare le urne di fronte alle solite irrealizzabili promesse di una casta che si è ingrassata con il nostro lavoro per anni, è così da anni e anni. Chi dovremmo mai scegliere? La squadra Renzi-Minniti-Poletti? No, grazie. Il fascismo di Salvini? Il resuscitato Berlusconi? Un Movimento che si è ormai fatto, in prospettiva, partito di governo senza prospettiva? Oppure un qualche partito minore senza alcun peso specifico e reali possibilità di incidere (parliamoci chiaro)?

Il gioco elettorale è rotto, è un gioco in cui abbiamo imparato che nell’attuale contesto di crisi si perde in partenza, perché rotte e corrotte sono le istituzioni che si dovrebbero eleggere.

L’appello all’astensione non è dunque indifferenza. È un ammutinamento consapevole, una sfiducia che di fatto già esiste.

Sappiamo che loro possono fare a meno di noi. Dobbiamo solo capire che anche noi possiamo fare a meno di loro.

Perché oggi come ieri, continuiamo a odiare gli indifferenti, ed è per questo che voteremo astensione.

 

Hobo – Laboratorio dei saperi comuni