Intervista a Hobo – Perché non votiamo?

Intervista a Hobo – Perché non votiamo?

Astenersi non significa lasciare la scelta a qualcun altro?
Al contrario, è votando che si lascia la scelta a qualcun altro, è votando che si affida la propria vita a quei politici che si ingrassano sulla nostra pelle ogni giorno.
Non votare significa dire una volta per tutte che siamo stanchi di essere presi in giro da tutti i politici. Vogliamo che la nostra opinione possa valere ogni giorno, vogliamo sempre avere la parola su quello che viene deciso, non soltanto una volta ogni cinque anni.

Ma votare è un dovere perché il diritto di voto l’abbiamo conquistato…
Quante volte ci sentiamo ripetere questa frase? Ma perché dovremmo sentirci in colpa a non votare, come se fosse un rito da celebrare la domenica a messa per rendere grazie a chi ci ha donato questo diritto?
Il voto non è altro che uno strumento: quando ormai è sotto gli occhi di tutti che questa è una democrazia soltanto nel nome, quando vengono eletti da anni i soliti noti, perché non buttare questo strumento e cercarne un altro?
In realtà, la vera domanda che dovremmo porci è: da chi provengono queste parole? Chi è che vorrebbe farci sentire in colpa? È chi, da destra a sinistra, in questi anni si è arricchito grazie alla nostra fatica, in una sola parola: la casta.
È per questo che tutti i politici hanno paura dei sempre più alti livelli di astensione: non perché astensione significa indifferenza, ma perché è con il voto che si sentono legittimati ad approvare riforme lacrime e sangue, è sul voto che si fonda il loro castello di carta.

Non avete paura che non votando favorirete l’ascesa della destra?
Rispondiamo con una domanda: crediamo veramente che creare un fronte unito contro l’ascesa della destra sia veramente un buon modo per bloccarla?
La realtà ci dimostra esattamente l’opposto: lo vediamo ogni giorno che passa, dal sindaco di Bologna Virginio Merola che solo negli ultimi mesi ha approvato decine di banchetti di Casapound e Forza Nuova, al ministro dell’interno Minniti che ha tentato di bloccare con ogni mezzo la manifestazione antifascista di Macerata; è votando la sinistra che si favorisce l’ascesa della destra, non l’opposto.
Noi crediamo che il vero nemico sia non la destra, ma il frontismo democratico, la logica del meno peggio. A ogni elezione sempre la solita storiella: per paura del poliziotto cattivo, si difende e giustifica il poliziotto buono, che alla fine si rivela essere cattivo quanto il primo. E dietro a ogni poliziotto buono ce n’è sempre uno più buono pronto a prenderne il posto.
Quanti altri ne dovremo ancora sopportare prima di capire che il poliziotto buono è pur sempre un poliziotto?
A cosa hanno portato infatti le riforme degli ultimi anni? A cosa ha portato il Job’s Act, l’alternanza scuola-lavoro o lo Sblocca Italia? A dover accettare contratti sempre più precari e a 5€ l’ora, a lavorare gratis al McDonald’s durante il periodo scolastico, a legalizzare lo sfruttamento e la devastazione dei territori.
Paura per la destra significa certezza della sinistra, di Renzi e del PD.
È questo quello che vogliamo veramente?
E allora noi diciamo che bisogna sì creare un fronte unito, non contro il poliziotto cattivo, ma contro entrambi, contro Renzi e contro Salvini, contro le due facce della stessa medaglia.

Ho letto il programma del partito X e sono d’accordo con la riforma Y, perché non dovrei votarlo?
Perché votare significa delegare, affidare ad altri la propria vita, significa rendersi complici del proprio sfruttamento.
Perché votando possiamo esprimere soltanto il nostro consenso, quello che ci va bene o che ci facciamo andar bene, mentre è fuori dai palazzi, nelle strade e nella vita quotidiana, che può prendere forma il nostro dissenso.
Perché dovremmo votare qualcuno che ci concede delle briciole ogni tanto solamente per il fatto che gli altri non ci danno nulla?
Vogliamo aspettare che ci diano tutto con il contagocce? E perché mai dovrebbero, se la briciola guadagnata un giorno ci viene tolta il giorno dopo?
Il punto non è essere più o meno d’accordo con il programma di un partito, come scegliere chi verrà eliminato in un reality show, ma rendersi conto che le promesse che ci vengono ripetute non potranno essere realizzate in ogni caso, perché le decisioni sono prese a tavolino in altri luoghi, perché è così che funziona la democrazia.

Ho capito, votare non è lo strumento migliore per cambiare le cose, ma si può sia votare che lottare con altri mezzi…
Noi crediamo il contrario: finché ci sarà qualcuno che continuerà a ripetere che votare è un dovere, non cambierà nulla. Perché votare significa legittimare la casta, significa passività e impotenza; l’opposto di voto non è astensione ma partecipazione attiva.
Finché rimarrà quella piccola speranza di aver contribuito, anche in minima parte, a cambiare qualcosa grazie ad aver votato un giorno dell’anno, ci sarà sempre un buon motivo per non lamentarsi e avere la coscienza a posto per tutto il resto del tempo.
E se magari il governo eletto si rivela essere il contrario di quanto predicava, allora la colpa è delle persone che lo hanno votato ed è giusto meritarselo.
Proviamo invece a immaginare se si fosse persa anche l’ultima speranza nel gioco elettorale: non verrebbe spontaneo chiedersi se esistono altre forme per ribellarsi a questo governo? Il voto non è altro che l’illusione di concederci la libertà quando la libertà ci viene tolta in continuazione.
È vero, chi decide di non votare lo fa perché si è stancato delle solite promesse dei politici che vengono puntualmente tradite, ma è altrettanto vero che questa consapevolezza è il primo passo per mettersi realmente in gioco.
Cosa conta allora, votare e difendere chi ci fa vivere una vita di merda, oppure organizzarci autonomamente a partire da quello che ci circonda e di cui non siamo soddisfatti?

Ma se non voto come posso esprimere la mia volontà?
A questa domanda non rispondiamo noi, ma gli studenti e le studentesse che lottano contro la Buona Scuola e l’alternanza scuola-lavoro, i risparmiatori colpiti dal decreto salva-banche, le centinaia di persone che difendono la propria terra dalle speculazioni, dai NoTav ai NoTap, i migranti che lottano contro le frontiere e i CIE.
Soltanto se lottiamo attivamente riusciamo a cambiare il presente e mantenere l’unica promessa che conta: quella di mandarli tutti a casa.

Hobo – Laboratorio dei saperi comuni