La vendetta mancata. Le promesse che manterremo.

La vendetta mancata. Le promesse che manterremo.

Le elezioni sono finalmente finite e se queste ci possono dire qualcosa, ci pare evidente che indichino un morto sulla strada: il Partito Democratico. A essere colpito dalla vendetta degli elettori non è tanto questo o quell’altro leader, ma il moderatismo tutto, il liberismo e il liberalismo (povera Bonino sic!). E a guardarlo bene, quel cadavere pare proprio che abbia la faccia del sistema di alternanza centrodestra-centrosinistra tanto decantato dai Tony Blair all’italiana, addio sogni americani, addio bipartitismo!

Queste elezioni ci parlano di una vendetta mancata, di un elettorato complementare, fatto di classe media come di proletariato che ha scelto il Movimento 5 Stelle in buona parte d’Italia e in piccola parte la Lega di Salvini. Una scelta comunque fatta per ribadire un altro “no” alle politiche europeiste, alla violenza sociale dei moderati, e per spedire un chiaro messaggio di sfiducia a chi fino ad ora ha governato. Un elettorato comunque sempre più risicato, la cui tendenza decennale all’astensionismo crescente è stata tamponata dai Cinque Stelle. Forti della loro immagine di novizi del potere e delle loro promesse intorno al reddito e all’onestà, hanno conquistato un elettorato che non ha votato per loro, ma contro gli altri. Come anche il PD sapeva, e come ben evidenziato nel loro spot con un’inquietante imitazione della famiglia del mulino bianco, l’elettore italiano era certo di una piccola verità: se proprio si vuole andare a votare, tutto ma non il PD.

Se ci aspettavamo la grande astensione siamo stati smentiti da un M5S che ha preso tutto inserendosi nelle fratture dell’Italia impoverita e risalendo il paese da Sud a Nord, conquistando tutti i collegi uninominali soprattutto delle regioni dove lo Stato è presente solo per riscuotere tasse, prendere voti, difendere mafiosi e caporali e scaricare commissari straordinari.

L’analisi di questo voto ci dice chiaramente che il M5S simboleggia una vendetta, ma siamo altrettanto sicuri che non la porterà in parlamento né al governo; il movimento che doveva rivoltare le istituzioni, se mai è esistito, è bello che finito. Luigi Di Maio ha saputo ben rassicurare le cooperative rosse, gli impresari e l’establishment, tant’è che non pochi individui influenti del centrosinistra, tra cui Eugenio Scalfari, sperano in un’alleanza tra PD e M5S, per “ricostruire la sinistra” e per “il bene del paese”. Ecco che i negromanti della classe dominante sono pronti a resuscitare nuovamente il cadavere di questa sinistra, tanto comoda agli interessi degli sfruttatori.

Nel mentre, le sinistre che si contendono titoli di purezza si sono accontentate di percentuali infime, senza interrogarsi su un dato di fatto incontrovertibile: c’è un bel tampone a sinistra, spazi aperti non ce ne sono e non ci saranno forse più. L’evidenza è una tendenza europea, la causa è strutturale: la democrazia ha stretto i suoi lacci e, dopo aver impiegato decenni per disfarsi del movimento operaio e dei comunisti, ha sputato i rimasugli del socialriformismo lasciando spazio solamente per una “grosse koalition” alla tedesca dove i vecchi partiti ideologici vengono depurati e governano sotto la bandiera del neoliberismo, della macelleria sociale, dei diktat europei. Il M5S se vorrà governare dovrà dimostrare una notevole normalizzazione del suo programma, dovrà assicurare di rispettare stabilità e regole, dovrà insomma abiurare definitivamente ai suoi propositi “rivoluzionari”.

Allora cosa ci rimane? Quello che purtroppo non abbiamo ancora accettato: il moderatismo non paga, e cos’è il concetto stesso di sinistra, se non la radicalità racchiusa nei seggi di un parlamento?

Quindi avanti per le nostre strade, con un occhio indietro, ben attenti affinché il cadavere del centrosinistra non torni a tentare di strangolarci. Dobbiamo eliminare i loro ultimi rimasugli soprattutto nella nostra città, dove ancora rimangono ancorati al potere economico, e contemporaneamente far sparire le velleità unitarie di chi contro il fascismo pensa ancora di poter sventolare i “valori condivisi della sinistra”.

I fascisti hanno forse subito una battuta d’arresto, ma, nel ben e nel male, non sono le elezioni a determinare il nostro agire politico, è il lessico della società a definire un problema: l’omicidio a sfondo razzista di Firenze ne è un chiaro esempio. Contro le barbarie di queste sempre nuove forme di capitalismo abbiamo bisogno di antagonismo, di percorsi radicali, tutti da costruire. Non c’è più motivo di tentennamenti verso un frontismo democratico, non si combatte il fascismo riponendo fiducia nel cancro liberista che lo ha fatto crescere. I nostri nemici sono oggi, prima di tutto, stabilità e governabilità, e li combatteremo fuori da questo sistema democratico che rimane la legittimazione del governo della crisi e lo scaricabarile dei sacrifici sui poveri.

Di queste elezioni ci rimane la voglia di vendetta, che presto rimarrà platealmente incompiuta, e un sacco di promesse che hanno saputo risvegliare l’immaginario delle classi subalterne, il reddito una su tutte. Ma cosa ci aspettiamo da queste forze reazionarie o confusamente liberiste? Che ribaltino il banco? No di certo, solo noi donne e uomini quotidianamente sfruttati, che da perdere non abbiamo nulla, possiamo ribaltarlo. Solo il nostro agire sociale, solo le nostre lotte possono farlo. Certo è che quanto fatto fino ad ora non è sufficiente, allora prendiamoci questa voglia di vendetta, trasformiamola in riscatto, e insieme manteniamo le loro promesse!

 

Hobo – Laboratorio dei saperi comuni